Il blog del movimento situazionista Circolo della Vela, in guerra perenne per il trionfo del Bello.

Circolo Situazionista Futurista Passatista Dadaista di Musica Esoterica, Industriale, NeoFolk, Sperimentale,Concreta e Avanguardia Sonora.
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RECONDITA STIRPE
"Nessuna Letargia"

(Hau Ruck! SPQR)
Time: (43:48)
Rating : 8
Era grande l'attesa per l'uscita di quest'album, qui presentatovi in anteprima assoluta, che vede il debutto su lunga durata dell'ensemble genovese Recondita Stirpe, progetto che aveva già convinto tutti con la pubblicazione, un paio di anni fa, dell'omonimo EP. "Nessuna Letargia" si snoda attraverso 14 brani omogenei che prendono vita principalmente grazie ad arpeggi di chitarra classica (eseguiti da Diego Banchero, mastermind del progetto, e Mirko Giorgini) e sessioni ritmiche incentrate su tamburi potenti, il tutto arricchito dalla presenza quasi continua della fisarmonica, strumento che collega i suoni alle realtà locali e al passato italico, e più sporadicamente della tromba, che riesce a dare un tocco di fierezza ad alcuni componimenti, non esente dall'esempio dei classici Death In June. Le fonti della band ci conducono al periodo acustico degli Ain Soph ma anche alla contemporanea scena italiana, ben rappresentata da nomi come Ianva o Spiritual Front, con cui i nostri condividono la dote di saper creare brani che sanno toccare generi differenti. I punti di forza dell'album risiedono nell'ottima capacità di intessere melodie seducenti, al tempo stesso malinconiche e guerresche, fatto quest'ultimo garantito dalle roboanti percussioni, e saper collegare (come già avvenuto con il side-project Egida Aurea) in modo perfetto la tradizione neofolk europea con un sound di derivazione nazional-popolare, evidente segno di distinzione dal calderone acustico/marziale e di notevole impegno nel recuperare un orizzonte musicale 'nostro'. I suoni e le voci di Christoff e Carolina Cecchinato si mantengono in bilico tra il pathos, l'oscurità e un lieve tocco di ruvida imperfezione, miscela che rende il lavoro verace e sanguigno, di certo creato prima col cuore che con la testa. Tra i momenti più ispirati emergono il valzer de "La Malia Dei Sensi", l'incedere dello spoken-word su toni incalzanti di tromba e note di tastiera di "Lost Companions", il senso di smarrimento e oppressione fornito da "Dove Sei?" e il manifesto morale insito nella title-track. È sottesa ai testi - e in generale a tutto il lavoro - una strenua volontà di opposizione ad una realtà avversa, nonché il coraggio di proporre e nutrire ancora qualcosa di vero reagendo ai momenti di smarrimento ed elevandosi in modo fiero tra le carcasse di una società in perenne letargo. I Recondita Stirpe realizzano la loro opera prima con una poetica notevole fatta di energia, intimismo e memoria.
Michele Viali
http://www.reconditastirpe.com/
Recensione tratta da www.kronic.it

Recensione tratta da RITUAL N°34 Aprile/Maggio 2008
Egida Aurea " Storia di una Rondine"
(WolfAge)
Quattro brani per il debutto di Egida Aurea, promessa italiana neo-folk nata dalle menti di Recondita Stirpe.
Non solo neo-folk però, perchè quanto emerge dal primo vagito della creatura di Diego Banchero e Carolina Cecchinato è una ricca contaminazione di un ombra D.I.J., con substrato progressive tipicamente italiano.
Se è facile trovare tra le righe di questi brani echi di Orme e Goblin, c'è ancora qualcosa da affinare perchè le ottime premesse possano giungere a compimento.
(Davide Borghi)
Recensione tratta da http://www.rockit.it/
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Canzoni guerresche nell'EP d'esordio di "Egida Aurea", progetto genovese con molti punti in comune con i concittadini Ianva. E non è certo la guerra di Piero quella cantata in "Storia di una rondine" dalla voce di Carolina. È guerra persa ma combattuta, è guerra maledetta ma riprova d'onore se non foriera di gloria. È guerra sinanche condivisa, scudo alla civiltà.
Gli Egida Aurea hanno il pregio di interessare, ed a loro merito va il tentativo di elevarsi in forma e contenuti. Il materiale e lo stile ci sono, ma quello che manca è una voce in grado di sostenerli. La voce di Carolina, che peraltro ricorda proprio quella di Stefania D'Alterio ne "Le sacre luci dei macelli" dei già citati Ianva, si trova spesso ad affrontare passaggi a lei non congeniali e risulta spesso un ostacolo alla riuscita dei brani.
Sarebbe un peccato comunque che questo buon esempio di neo-folk marziale andasse sprecato, speriamo davvero che il futuro porti con sé buone nuove. (03-04-2008)
Recensione tratta da http://www.heathenharvest.com/

Artist: Egida Aurea
Title: Storia Di Una Rondine
Label: Wolf Age Records
Genre: Acoustic / Neofolk
01 Storia di una Rondine
02 L'Ottobre Nero di Mosca
03 Il Giorno delle Chimiche Brume
04 Theos Aniketos
Egida Aurea is an Italian band from Genova. It issued its first release in 2007, on the Roman label: Wolf Age Records. The music is acoustic (neo)folk music sung in Italian by pleasant female voices.
Let's start with the first track. Various instrument are found: two guitars, piano / synth, percussion/drums, apart from the several voices. One guitar is rather paying note as the other rather brings dynamism in melody, with more or less fast, more or less steady chords. The bass is quite discrete on this first track, but this will change... The ensemble of voices is interesting: both lower and clearer female voices repeat a melancholic melody till the end...
The second track also features male voices. The melody is more medieval, mainly 'cos fo the rhythm of guitars. An organ sounds adds to this folkish atmosphere something a bit sacred. The rythm gets quicker, lead by a jumpy bass. Different voices' styles are present with women singing while other shouting revendicatively rythmically.
Guitars, voice and percussions are the base of Egida Aurea, but we also can hear electric bass guitar, mysterious synths and accordion. This third track rather has 'rock' structure and rythm, thanks to the bass guitar, mainly. The tune of the 3rd track is quite fascinating. Women and men voices are united to build melodies between mystery, calmness and more extraverted mood. They are used in a theatrical way, with some singing and other rather 'shouting' rythmically, several layers are well coordinated and matches well. The whole is really calculated and sounds professionnal. The percussions sound quite raw and low, it gives the feeling of something not martial but truly traditional. They aren't that prominent and show many variations in their play: for exemple, the way they're sometimes louder which matches well the melody). This song may be the most interesting of the album!
The last track opens with a kind of electric organ, whose sound seems a bit artificial. Voices appear then, both male and female, before the melody arrive. Lead by fast bass lines, a mysterious melody is sung, vaguely sounding oriental/medieval, ancient, between sacred, lugubrious and anguishing... By the way, the title « Theos Aniketos » means « invincible god » in Greek. If the melody is as this god, it rather seems not reassuring, mysterious and unfathomable...
This band mix well modern and rather traditional elements. But, the atmosphere created mostly sounds folk. The singing plays a really important rôle and is not only the way to spread a message but truly melodic if not an important base of melodies. On some tracks, we can appreciate both guitars, too. It adds a little more to usual neofolk guitars where both are played the same way. The music, although being a bit melancholic, is quite dynamic and stirring. The percussion however aren't martial, but rather sound folk, « rural ».
The Italian language is not bad at all with neofolk! The rather low, slightly hoarse, voice of the lead woman singer may not please all listeners, but it has much personality and creates a quite unique ensemble with the rest of the instruments. It's certainly not a revolution of the genre, but one must admit several rythmical specificities, other fineries and catchy melodies makes this MCD a purchase you won't regret! Only four songs? But, four good songs! This bands begins quite well its career with professionalism and enough originality. Make up your mind on Egida Aurea's myspace.
Recensione tratta da http://www.erbadellastrega.it/
Recensione tratta da http://www.rockline.it/
| Egida Aurea |
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Recensione tratta da: http://www.darkroom-magazine.it
EGIDA AUREA
"Storia Di Una Rondine"

(Wolf Age/Hau Ruck! SPQR)
Time: (17:12)
Rating : 9
Capitanati da Diego Banchero, già mastermind dei Recondita Stirpe, gli Egida Aurea sono un progetto di cui pochi si sarebbero immaginati la nascita. Provenienti da Genova, città che ha dato i natali anche agli Ianva, condividono con la band di Mercy e Stefania D'Alterio la capacità di fondere in modo eccezionale la tradizione e l'immaginario musicale dell'Italia del passato con le venature del filone neofolk europeo ormai al tramonto, oltre a testi intensi che riescono a dare emozioni e suscitare forte interesse in un orizzonte divenuto piuttosto povero di idee. I punti di partenza per la costruzione di "Storia Di Una Rondine" risiedono nelle chitarre (classica e acustica) e nelle percussioni insistenti e potenti; a ciò vanno aggiunti gli importanti inserimenti di fisarmonica e harmonium, veri e propri punti di collegamento tra un universo antico e l'attualità. Di grande impatto è anche la voce di Carolina Cecchinato, che modifica i luoghi comuni dello stile marziale (a cui il CD può essere in parte collegato), di solito appannaggio di voci maschili. Il lato guerresco, che ha larga parte in questo lavoro, è profondamente distante dalle modalità espressive della scena internazionale: ciò è dovuto ad una musica suonata (e non campionata) e a motivi bellici strutturati sulla falsariga di quanto iniziò a fare anni or sono la Camerata Mediolanense. Pezzo trainante del lavoro è la title-track, in grado di fondere una melodia penetrante con un testo che riassume una fierezza antica e per sempre perduta: ne risulta un brano che tocca insieme eroicità e malinconia. Meno poetici ma comunque immensi sono anche i restanti tre brani, tutti caratterizzati da una musica che potrebbe essere accostata ad antichi inni di guerra, sia partendo da cori e voci intrecciate ("L'Ottobre Nero Di Mosca") che recuperando ritmiche roboanti, che ricordano i guerrieri di un lontanissimo passato come in "Theos Aniketos", pezzo non esente da retaggi new wave, ma anche in "Il Giorno Delle Chimiche Brume", brano già apparso in una compilation on-line. Data l'importanza e la valenza dei testi è un chiaro limite l'assenza di un libretto, considerando anche la non sempre facile comprensione delle parole quando i nostri ricorrono ai cori ("L'Ottobre Nero Di Mosca" e "Theos Aniketos"). "Storia Di Una Rondine" irrompe nel panorama musicale con l'irruenza di un incrociatore pesante: senza intellettualismi e senza mezze misure, gli Egida Aurea mettono insieme in meno di venti minuti un lavoro centrale per capire come si sta evolvendo il (neo)folk marziale, che trova in vari progetti italiani nuova linfa vitale e un orizzonte oltremodo stimolante.
Michele Viali
http://www.myspace.com/wolfagerecords/
Recensione tratta da Ascension Magazine N°17 (inverno 2007/08)
AIN SOPH
"KSHATRIYA"
CD - HR!SPQR
"KSHATRIYA", un disco originariamente pubblicato su vinile nell'ormai lontano 1988, rappresenta il canto del cigno del periodo ritualistico ed esoterico di uno dei progetti sonori più anticonvenzionali a cui abbia mai dato i natali la nostra italietta oscura; gli Ain Soph!
Confezionato in un elegantissima confezione digipack dove prevalgono tinte come il bianco e il nero, impreziosito dall'aggiunta di una nuova intro composta appositamente per questa ristampa, "KSHATRIYA" rivive oggi la sua seconda giovinezza.
"KSHATRIYA" è una delle pagine più misteriose ed importanti della storia dell'underground sonico italiano.
Un lavoro dove oscuri mantra sonori si intersecano con attimi di nervoso rumorismo episodi di immensa sacralità e cori sepolcrali, in cui si giunge ad un grado di comunicavità che affascina per il suo carattere subliminale.
"KSHATRIYA" è per certi aspetti la fascinazione di quel connubio tra musica ed esoterismo, strada tentata da molti, ma che pochi sono riusciti a percorrere.
Una parata di suoni scarni e minimali che, considerando anche i suoi 20 anni di vita , rimane un punto saldo nell'evoluzione della cultura post-industriale italiana.
Questo è il testamento della prima fase Ain Soph, quella più sinistra e squisitamente dark ma non per questo meno interessante della successiva evoluzione cantautorale abbracciata dal combo romano, capace di reggere ancora il confronto con il tempo e di splendere della luce di ombre inquietanti.
( ALEX DANIELE )
RockeRilla 15 Febbraio - 15 Marzo 2008
V/A - Circolo della Vela Vol.5
Dischi del Circolo
8/10
L'ultimo arrivato nella flotta del circolo è il "Volume 5", una nave da combattimento equipaggiata di ben 16 formazioni scelte ed altrettanti blitz sonici, compreso ClauDEDI che presenzia con Lele Lituri a nome M.E.M. (Musica Elettronica Morta).
A brillare forte qui è Spectre con il suo art-pop psichedelico "Lella", sebbene tutti i partecipanti siano degni di nota, fra questi i fiori ribelli Egida Aurea, Recondita Stirpe e Avant-Garde, i cuori punk Black Bodies e La Casa Rosa Confetto, i titani del power-noise visionario Bahntier, Necrophonie, Cash from Kaoss e Arte Immunda, i techno-arditi Tour de Force e AmiKristi and the Bad Sisters.
Spaziali poi le trip-alchimie dei The Growing Crystal lab, M.E.M. e Mushy Vs Peter M., senza infine dimenticarci di Mr. Mo Blob e il suo R'n'R frantumato...e fumato.
(Aldo Chimenti)
RockeRilla 15 Febbraio - 15 Marzo 2008
V/A - Circolo della Vela Vol.4
Dischi del Circolo
7/10
Il Veliero del Circolo della Vela torna a solcare i mari della musica non conforme spezzando il silenzio nel quale da circa due anni aveva mollato gli ormeggi.
Il nuovo sampler giunge quindi a sancire la ripresa delle regate e dell'epopea sonica promossa dal nostro corsaro nero preferito ClauDEDI.
Il "Volume 4" è un brigantino ricolmo di cose pazze, forse il capitolo più ostico ed irriverente di tutta l'esperienza del Circolo, portato al termine con il contributo di 13 bande di velisti killer, tra franchi tiratori rumoristi (Cabaret Lunaire, Joseph P., 19q, 45k, 78wx & Yugin), eretici militanti (Forenovis, Elle Asdee, Eranot), terror-cybernauti (Siamese Twins), 17y, Peter M.) e cantori maledetti (This is the Balck Hole of a White Girl, Andrea Evangelisti), all'arrembaggio!
(Aldo Chimenti)

Recensione tratta dalla rivista Rumore #193 Febbraio 2008
Un numero di suoni crescente si insinuano nella nostra dieta quotidiana, macro e microproduzioni ci allettano via adsl o giungono inaspettate nella buca delle lettere.
E' il caso dei volumi 4 e 5 di Circolo della Vela, serie antologica prodotta a Roma dall'omonima e misteriosa associazione ( cercatela su MySpace).
I due Cd-r, eterogenei al limite della schizofrenia, riguardano artisti perlopiù italiani, esordienti o poco noti.
Si va dall'elegante elettro-pop anni 80 di Siamese Twins e Tour de Force al tributo a Stockhausen di Joseph P., transitando per pop-rap in romanesco (Andrea Evangelisti) e balalte decadenti (Egida Aurea), power electronics e M.E.M. (Musica Elettronica Morta), Dada esoterico e rockabilly lo-fi.
Tra le 29 tracce, ruspanti curiosità per tutti i gusti.
(Vittore Baroni)
Quando tutti pensavano che il Veliero del Circolo della Vela fosse naufragato in tempestosi mari, dopo due lunghi anni di assenza dalle scene eccolo tornare di nuovo a navigare “Avanti Tutta“ con due nuove compilation tesseramento Velisti 2005 e 2006 con all’interno quello che noi consideriamo attualmente gli artisti e i gruppi più interessanti dell’underground italiano.
Troverete ancora una volta selezionati , come è nostra usuale consuetudine i generi musicali più eterogenei a firma di artisti conosciuti e altri totalmente da scoprire, ma quanti di quei nomi presenti sulle passate compilations del CdV ora sono apprezzati e riconosciuti dall’ambiente musicale?, scommettiamo che anche da queste due nuove raccolte usciranno nomi che brilleranno in un futuro prossimo di luce propria?
Naturalmente noi non ci riteniamo di essere dei scopritori di talenti ma possiamo vantarci senza falsa modestia di avere buone orecchie, il merito è, e resta unicamente tutto degli artisti, noi li possiamo solo ringraziare per averci fatto dono di un loro brano.
Avanti si Vada
Ossequi dal Circolo della Vela.
Circolo della Vela Vol.4
01) Siamese Twins - Run on my skin
02) Forenovis - un esercito di uomini puri
03) Cabaret Lunaire - Bone Narrow -
04) Joseph P. - Telenoizen ( omaggio a Stockhausen )
05) 17y - OrroreIdillioDiniego
06) 19q - r_o_oster_potat_o__10000_120_1300_6_
07) 45k - Zoe
08) 78wx & Yugin - Sugar Machin 6
09) Elle Asdee - Debello un Gallico
10) Eranot - Valerie
11) Peter M. - KPR+MS20+POLY61+Lexicon
12) This is the Black Hole of White Girl - 1.58
13) Andrea Evangelisti - Ma che te fumi (Remix)
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Circolo della Vela Vol.501) Storia di una rondine - Egida Aurea
02) The Falling Sun - Recondita Stirpe
03) Lella – Spectre
04) CandyMan (Live in
05) m11.10.9.3.11.m8 – Necrophonie
06) D’inverno (Live in
07) Ocean C - Tour de Force
08) Si Lo Sò (EuroTrashRemix) - AmiKristi and the BadSisters
09) Rivolta – BlackBodies
10) Transylvanian Rock - Mr.Mo Blob
11) Scienze Discovery #5 - The Growing
12) Slate of ancestry - Mushy Vs Peter M.
13) Ricercando Curran - M.E.M. (Musica Elettronica Morta)
14) Kaoss from Cash - Cash from Kaoss
15) Angels Fight - Art Immunda
16) Il tunnel -
Recensione tratta da http://www.mentenebre.com/
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Antes de desgranar el contenido musical del CD hemos de ponernos en antecedentes: situación en el espacio y en el tiempo. Lugar: Génova. Antecedentes: Egida Aurea es un proyecto nuevo, incubado en 2006, aunque sus miembros provienen fundamentalmente de Recondita Stirpe, aparte de otros proyectos como Malombra, Il Segno del Comando y Zess. En el sustrato de Egida Aurea están las diversas y ricas tradiciones europeas, fundamentalmente las mediterráneas, que muestran tanto en sus letras como en su instrumentación, a las que dan un énfasis con una particular forma de vocalización siguiendo la tradición del canto italiano. Para dejarlo claro desde un principio, su ideario no tiene trasfondo político alguno, basando por lo tanto su compromiso en la recuperación cultural como seña de identidad.
'Storia di una Rondine', que da título al CD, es una canción magistral. Es larga y se divide en varias partes perfectamente diferenciables donde, como decimos, la voz es la que manda, y sus variaciones de entonación, de ritmo y de registro hacen que te cale muy hondo. Es un tema riquísimo en matices, una verdadera delicia. Recensione tratta da http://www.vampiri.net/
Recondita stirpe
di Gabrielle de Lioncourt
Non sono una "critica musicale" e neppure capisco molto di musica, come dico spesso vado a "pelle" quello che mi colpisce di questo CD � la voce calda sensuale e malinconica su una musica dura, marziale che "stona" con essa. Proprio questo stridente contrasto, accompagnato dalla tromba che ricorda i vecchi film di Sergio Leone sono gli ingredienti che mi hanno fatto apprezzare queste canzoni.
Ma non c'è tensione in questo suono, semmai rassegnazione e tormento.
Nella main song, Devotion, non siamo all'inizio di un duello con le pistole sotto il sole cocente, ma ci troviamo con la mente di fronte alla conta dei cadaveri, all'immagine di un forte Alamo distrutto, ascoltando il lamento dei moribondi, passeggiando accanto ad essi respirando l'odore del sangue.
I Recondita Stirpe riescono in questa opera "evocativa" in cui si sente fortemente la mano ispiratrice del "maestro" Ennio Morricone.
Ai più può sembrare una scelta "strana", non propriamente "dark", ma chi scrive vuole enfatizzare le immagini evocate dai brani di questo combo genovese che si affaccia sulla scena musicale dopo significative e importanti esperienze dei suoi componenti.
Inoltre è da apprezzare la componente strumentistica, numerosa e variegata che non toglie nulla al senso di oppressione, tutt'altro, lo valorizza in qualcosa di, se non proprio nuovo, quantomeno originale nel rapimento dell'ascoltatore in questa passeggiata marziale e cadenzata.
Un pezzo come questo sicuramente fa pensare alla maggior parte degli ascoltatori che di "gothic" ne esiste più di un tipo.
Eppure, resta l'unico termine per classificare un tipo di atmosfera semplice, ma carica di sensazioni e malinconia che pochi pezzi riescono ad esprimere.
Il lavoro dei Recondita Stirpe è sicuramente per intenditori, per chi sa apprezzare la ricerca di atmosfere e il tocco quasi "popolare" che questi musicisti hanno voluto dare alle loro creazioni.
La ricerca dell'assonanza delle due voci con una musica resa volutamente ripetitiva che tende a trasportare l'ascoltatore, lascia trasparire uno studio alla base del folk-goth della band genovese, studio che si radica nelle usanze e nelle sonorità dei popoli europei, non disdegnando una composizione che evoca immagini, aspetto tipico di molte colonne sonore.
Recensione tratta da: http://www.filthforge.altervista.org/

Intervista tratta da: http://www.darkroom-magazine.it/ita/108/Intervista.php?r=517
CALLE DELLA MORTE
Epitaffio

di Michele Viali
Il duo Calle Della Morte nacque all'inizio del nuovo millennio grazie all'iniziativa di Jonny B. (la mente che muoveva Inner Glory, altro progetto scomparso di recente) e Vinz (personaggio molto attivo nella produzione e nella scoperta di band italiane tramite, ma non solo, l'etichetta Hau Ruck! SPQR). Suoni rock misti a motivi oscuri hanno caratterizzato la brevissima vita artistica del progetto sin dal primo 7" "Tardo autunno" (2003), a cui sono seguiti un altro 7" "Il Mestiere Delle Armi" (2004), un CD intitolato "Gente Di Malaffare" (2005), la riproposizione sul 10" "Peste" del vecchio demo-tape e l'ultimo paradigmatico mini CD "A Dio" (2006). Una manciata di brani che hanno fatto discutere più di quanto avrebbe fatto una carriera decennale: un duo che è stato in grado di far parlare di sé fino all'eccesso, ma anche di imporsi sul mercato discografico con i fatti, facendosi apprezzare soprattutto all'estero pur cantando in italiano e riuscendo a vendere la propria musica (vari loro titoli sono andati sold out in brevissimo tempo) in barba ai tanti e troppi detrattori che hanno avuto. Al di là di qualsiasi giudizio, recensione od opinione, è la loro dipartita che lascia l'amaro in bocca: Calle Della Morte chiudono i battenti dopo aver avuto il coraggio di distaccarsi dai cliché del genere oscuro e aver proposto uno stile personale e nuovo, e forse è proprio questo che ne ha determinato la bellezza e l'interesse, ma al tempo stesso ne ha sancito l'incomprensione da parte di chi forse si aspettava l'ennesimo progetto neofolk o giù di lì. Noi abbiamo voluto tracciarne un epitaffio funebre, un ricordo post mortem, scritto con le parole di chi ha dato vita a questa breve e fugace realtà: Vinz e Jonny.

"Le band Italiane sono davvero il futuro: c'è una generazione di artisti che ha davvero qualcosa da dire e lo dice in Italiano, finalmente!"
(Vinz)

"'Metà Settembre' riassume appieno lo spirito e la sonorità che abbiamo sempre cercato, ovvero la semplicità della struttura (strofa, ritornello), l'atmosfera cupa e gli arrangiamenti scarni, il tutto accompagnato da un testo in bilico tra il sarcastico e l'ironico."
(Jonny)

"Io penso che molte fanzine e magazine italiani stampino e pubblichino merda, riesco davvero a fatica a trovare articoli interessanti da leggere. Non mi interessa il mondo Gothic, ma risulta davvero modaiolo e sputtanato, e coloro che spesso organizzano concerti e avvenimenti strizzano sempre l'occhio al mainstream..."
(Vinz)
http://www.calledellamorte.com/