AVANTI SI VADA!

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giovedì, maggio 08
Recondita Stirpe Nuovo Album

RECONDITA STIRPE

"Nessuna Letargia"

Cover RECONDITA STIRPE

(Hau Ruck! SPQR)

Time: (43:48)

Rating : 8

Era grande l'attesa per l'uscita di quest'album, qui presentatovi in anteprima assoluta, che vede il debutto su lunga durata dell'ensemble genovese Recondita Stirpe, progetto che aveva già convinto tutti con la pubblicazione, un paio di anni fa, dell'omonimo EP. "Nessuna Letargia" si snoda attraverso 14 brani omogenei che prendono vita principalmente grazie ad arpeggi di chitarra classica (eseguiti da Diego Banchero, mastermind del progetto, e Mirko Giorgini) e sessioni ritmiche incentrate su tamburi potenti, il tutto arricchito dalla presenza quasi continua della fisarmonica, strumento che collega i suoni alle realtà locali e al passato italico, e più sporadicamente della tromba, che riesce a dare un tocco di fierezza ad alcuni componimenti, non esente dall'esempio dei classici Death In June. Le fonti della band ci conducono al periodo acustico degli Ain Soph ma anche alla contemporanea scena italiana, ben rappresentata da nomi come Ianva o Spiritual Front, con cui i nostri condividono la dote di saper creare brani che sanno toccare generi differenti. I punti di forza dell'album risiedono nell'ottima capacità di intessere melodie seducenti, al tempo stesso malinconiche e guerresche, fatto quest'ultimo garantito dalle roboanti percussioni, e saper collegare (come già avvenuto con il side-project Egida Aurea) in modo perfetto la tradizione neofolk europea con un sound di derivazione nazional-popolare, evidente segno di distinzione dal calderone acustico/marziale e di notevole impegno nel recuperare un orizzonte musicale 'nostro'. I suoni e le voci di Christoff e Carolina Cecchinato si mantengono in bilico tra il pathos, l'oscurità e un lieve tocco di ruvida imperfezione, miscela che rende il lavoro verace e sanguigno, di certo creato prima col cuore che con la testa. Tra i momenti più ispirati emergono il valzer de "La Malia Dei Sensi", l'incedere dello spoken-word su toni incalzanti di tromba e note di tastiera di "Lost Companions", il senso di smarrimento e oppressione fornito da "Dove Sei?" e il manifesto morale insito nella title-track. È sottesa ai testi - e in generale a tutto il lavoro - una strenua volontà di opposizione ad una realtà avversa, nonché il coraggio di proporre e nutrire ancora qualcosa di vero reagendo ai momenti di smarrimento ed elevandosi in modo fiero tra le carcasse di una società in perenne letargo. I Recondita Stirpe realizzano la loro opera prima con una poetica notevole fatta di energia, intimismo e memoria.

Michele Viali

 

http://www.reconditastirpe.com/

http://www.hauruckspqr.com/

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martedì, maggio 06
Egida Aurea

Recensione tratta da www.kronic.it

Egida Aurea

Storia Di Una Rondine

di Lux

Egida Aurea - Storia Di Una Rondine


Restare in piedi in un mondo di rovine
Irremovibile la kronica decisione di privare del voto release che non siano full length album. La mancata attribuzione di un valore numerico non è atto discriminante nei confronti di una band, bensì un messaggio inequivocabile di rifiuto della logica “quantificatrice”, di rinuncia dell’opprimente “rituale della bilancia” quando la durata di una release è talmente breve da concedere allucinazioni o insufficienti elementi per una chiara ed inequivocabile presa di posizione.

Vittime inconsapevoli della nostra insindacabile scelta sono gli Egida Aurea, nuova realtà italica del panorama neo-folk. Formatisi nel 2006 per volere di Diego Banchero (Il Segno Del Comando, Zess, Recondita Stirpe e Malombra) e Carolina Cecchinato (Recondita Stirpe), gli Egida Aurea animano il proprio debutto con atmosfere intrise di oscurità e mistero. I due, affiancati da N.H: Guglielmo Amore, Mirko Giorgini, Fernando Cherchi e Daniele Santagiuliana danno vita ad un disco di rottura, in cui la classica marzialità neofolk si mescola a chiare influenze progressive e darkwave. La musica di “Storia Di Una Rondine” risulta cupa, nera, filodrammatica ed intenta ad elargire inni dall’evidente approccio cantautoriale.

I 4 brani mostrano strutture semplici, efficaci e soprattutto convincente chiarezza d’intenti. Il fine di Egida Aurea è quello di lasciare il segno sfruttando un mood degno più di una congrega massonica che esoterica. I pezzi sanno catturare l’attenzione e coinvolgere l’ascoltatore sebbene non siano sempre supportati da linee vocali “morbide”. I canti corali convincono, mentre la voce di Carolina (che necessita di maggiore sicurezza) appare una scelta precisa ed azzeccata atta a separare le parole dalla musica. E’ quest’ultima, grazie al bagaglio tecnico del suo maggior interprete (Diego) a fare la differenza. Ora bisogna ascoltare il debut album di prossima uscita per verificare progressi ed evoluzioni.

Postato da: CircoloDellaVela a 17:24 | link | commenti |

venerdì, aprile 18

Recensione tratta da RITUAL N°34 Aprile/Maggio 2008

Egida Aurea " Storia di una Rondine"

(WolfAge)

Quattro brani per il debutto di Egida Aurea, promessa italiana neo-folk nata dalle menti di Recondita Stirpe.

Non solo neo-folk però, perchè quanto emerge dal primo vagito della creatura di Diego Banchero e Carolina Cecchinato è una ricca contaminazione di un ombra D.I.J., con substrato progressive tipicamente italiano.

Se è facile trovare tra le righe di questi brani echi di Orme e Goblin, c'è ancora qualcosa da affinare perchè le ottime premesse possano giungere a compimento.

(Davide Borghi)

Postato da: CircoloDellaVela a 11:24 | link | commenti |

sabato, aprile 05

Recensione tratta da http://www.rockit.it/

Egida Aurea

Storia di una rondine

Wolf Age Records (2008)


di Andrea La Placa


Canzoni guerresche nell'EP d'esordio di "Egida Aurea", progetto genovese con molti punti in comune con i concittadini Ianva. E non è certo la guerra di Piero quella cantata in "Storia di una rondine" dalla voce di Carolina. È guerra persa ma combattuta, è guerra maledetta ma riprova d'onore se non foriera di gloria. È guerra sinanche condivisa, scudo alla civiltà.
Gli Egida Aurea hanno il pregio di interessare, ed a loro merito va il tentativo di elevarsi in forma e contenuti. Il materiale e lo stile ci sono, ma quello che manca è una voce in grado di sostenerli. La voce di Carolina, che peraltro ricorda proprio quella di Stefania D'Alterio ne "Le sacre luci dei macelli" dei già citati Ianva, si trova spesso ad affrontare passaggi a lei non congeniali e risulta spesso un ostacolo alla riuscita dei brani.
Sarebbe un peccato comunque che questo buon esempio di neo-folk marziale andasse sprecato, speriamo davvero che il futuro porti con sé buone nuove. (03-04-2008)

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Recensione tratta da http://www.heathenharvest.com/

Storia Di Una Rondine

Artist: Egida Aurea Italy

Title: Storia Di Una Rondine

Label: Wolf Age Records Italy

Genre: Acoustic / Neofolk

01 Storia di una Rondine
02 L'Ottobre Nero di Mosca
03 Il Giorno delle Chimiche Brume
04 Theos Aniketos

Egida Aurea is an Italian band from Genova. It issued its first release in 2007, on the Roman label: Wolf Age Records. The music is acoustic (neo)folk music sung in Italian by pleasant female voices.

Let's start with the first track. Various instrument are found: two guitars, piano / synth, percussion/drums, apart from the several voices. One guitar is rather paying note as the other rather brings dynamism in melody, with more or less fast, more or less steady chords. The bass is quite discrete on this first track, but this will change... The ensemble of voices is interesting: both lower and clearer female voices repeat a melancholic melody till the end...

The second track also features male voices. The melody is more medieval, mainly 'cos fo the rhythm of guitars. An organ sounds adds to this folkish atmosphere something a bit sacred. The rythm gets quicker, lead by a jumpy bass. Different voices' styles are present with women singing while other shouting revendicatively rythmically.

Guitars, voice and percussions are the base of Egida Aurea, but we also can hear electric bass guitar, mysterious synths and accordion. This third track rather has 'rock' structure and rythm, thanks to the bass guitar, mainly. The tune of the 3rd track is quite fascinating. Women and men voices are united to build melodies between mystery, calmness and more extraverted mood. They are used in a theatrical way, with some singing and other rather 'shouting' rythmically, several layers are well coordinated and matches well. The whole is really calculated and sounds professionnal. The percussions sound quite raw and low, it gives the feeling of something not martial but truly traditional. They aren't that prominent and show many variations in their play: for exemple, the way they're sometimes louder which matches well the melody). This song may be the most interesting of the album!

The last track opens with a kind of electric organ, whose sound seems a bit artificial. Voices appear then, both male and female, before the melody arrive. Lead by fast bass lines, a mysterious melody is sung, vaguely sounding oriental/medieval, ancient, between sacred, lugubrious and anguishing... By the way, the title « Theos Aniketos » means « invincible god » in Greek. If the melody is as this god, it rather seems not reassuring, mysterious and unfathomable...

This band mix well modern and rather traditional elements. But, the atmosphere created mostly sounds folk. The singing plays a really important rôle and is not only the way to spread a message but truly melodic if not an important base of melodies. On some tracks, we can appreciate both guitars, too. It adds a little more to usual neofolk guitars where both are played the same way. The music, although being a bit melancholic, is quite dynamic and stirring. The percussion however aren't martial, but rather sound folk, « rural ».

The Italian language is not bad at all with neofolk! The rather low, slightly hoarse, voice of the lead woman singer may not please all listeners, but it has much personality and creates a quite unique ensemble with the rest of the instruments. It's certainly not a revolution of the genre, but one must admit several rythmical specificities, other fineries and catchy melodies makes this MCD a purchase you won't regret! Only four songs? But, four good songs! This bands begins quite well its career with professionalism and enough originality. Make up your mind on Egida Aurea's myspace.

Postato da: CircoloDellaVela a 19:07 | link | commenti |

giovedì, aprile 03

Recensione tratta da http://www.erbadellastrega.it/


Il Neofolk è morto? A sentire i Recondita Stirpe sembrerebbe di no. Cinque brani cinque per dimostrare al mondo che si può ancora fare del buon neofolk senza risultare noiosi e ripetitivi. Niente di eccezionalmente innovativo, sia chiaro, ma il disco scorre piacevole e suona certamente mille volte meno pesante e pretenzioso di molte sue uscite simili. Inutile stare qui a fdarvi l'elenco delle influenze presenti, tanto le conoscete, ma il modo di remiscelarle a loro piacimento ed uso giova non poco alla Recondita Stirpe. Non una rivelazione, non un illuminazione, ma una buona band da tenere d'occio, soprtattutto dagli amanti del genere. Devotion è il pezzo che ho preferito, Lords of the Unknown quello che ho gradito meno(troppo evidente l'affiancamento ai DIJ periodo collaborazione con Tibet).
Buon Ascolto

Max1334

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sabato, marzo 08

Recensione tratta da http://www.rockline.it/

Egida Aurea
   

Storia di una Rondine
(Wolf Age / Hau Ruck SPQR - 2008)
Mini, Neo Folk
Gli Egida Aurea sono un progetto genovese formatosi nel 2006 per iniziativa di due membri dei conterranei Recondita Stirpe, il polistrumentista Diego Banchero e la cantante Carolina Cecchinato, e successivamente espansosi (con l'ingresso di diversi altri elementi della band-madre) fino ad arrivare alla formazione attuale, composta di sei musicisti.

Il mini-CD “Storia di una Rondine”, pubblicato in Italia dalla Wolf Age Records e distribuito in Europa dalla Hau Ruck! SPQR, segna il momento del debutto per gli Egida Aurea, che finora avevano solamente presentato una canzone in una compilation di settore; il gruppo ligure sforna quattro canzoni di Neo Folk contaminato da spiccate ritmiche marziali ed influenze cantautoriali – si nota (positivamente) l'esperienza maturata con Malombra, Segno del Comando e Recondita Stirpe dal leader e compositore Diego Banchero, tanto che più d'una volta si intuiscono idee davvero valide, con break di chitarra acustica e tastiere davvero evocativi ad alternarsi a severe strofe supportate da un uso marziale e ritmico di percussioni e piano (“Storia di una Rondine”). Si colloca, invece, a metà tra Neo Folk (lo sfondo acustico, le melodie di fisarmonica) e Dark Wave (gli effetti di tastiera, le meccaniche ritmiche incessanti) la terza “Il Giorno delle Chimiche Brume”, mentre “Theos Aniketos” chiama in causa  atmosfere e cori d'estrazione balcanico-ellenica, con l'intermezzo “L'Ottobre Nero di Mosca” a chiudere il quadro facendo riferimento a melodie di stampo slavo, con intrecci vocali che tentano di restituire un'atmosfera cupa e grigia, ma dalla notevole, decadente maestosità.

A inficiare sulla resa della musica degli Egida Aurea è però un approccio vocale decisamente sconclusionato, in quanto affidato, per la maggior parte dei momenti solisti, alla mediocre ed acerba voce di Carolina Cecchinato, in palese difficoltà nell'intonare degnamente i brani (su tutti, la title-track, paradossalmente la più promettente dal punto di vista strumentale e melodico); se si può encomiare il piglio deciso e sentito della vocalist, nonché la discreta riuscita dei momenti corali (cui partecipano anche alcuni componenti maschili della band), non si può evitare di notare la rovinosa sorte subita dalle armonie in cui a prevalere è il timbro della singer genovese, armonie (talvolta anche ambiziose) che andrebbero interpretate con ben altro spessore tecnico e maggiore personalità, non solo nell'aggiunta di sfumature e abbellimenti, ma anche in una più corretta modulazione della propria voce.

Partenza falsa, dunque, per gli Egida Aurea, il cui discreto potenziale è menomato da alcuni problemi di portata piccola (il feeling talvolta sintetico, dovuto alle nette influenze Dark che caratterizzano il loro suono) o grande (l'assenza di un/una vocalist capace di trasmettere emozioni e di interpretare con abilità e superiore perizia le tracce); dispiace bocciare un complesso che s'impegna nel presentare delle idee personali e talvolta anche interessanti ma, allo stato attuale delle cose, agli Egida Aurea serve un netto miglioramento per raggiungere i livelli di altre formazioni Dark Folk dello stivale.

LINE UP
- Diego Banchero – Basso elettrico, chitarra acustica, tastiere, voci, percussioni, melodica, - programmazione, coro
- Carolina Cecchinato – Voci, tamburello, coro
- N.H. Guglielmo Amore – Voci, percussioni, coro
- Mirko Giorgini – Chitarra classica ed acustica
- Fernando Cherchi – Fisarmonica
- Daniele Santagiuliana – Harmonium

TRACKLIST
1.Storia di una Rondine
2.L'Ottobre Nero di Mosca
3.Il Giorno delle Chimiche Brume
4.Theos Aniketos


( GIOLE NASI )

Postato da: CircoloDellaVela a 11:14 | link | commenti |

martedì, febbraio 26
Egida Aurea

Recensione tratta da: http://www.darkroom-magazine.it


EGIDA AUREA

"Storia Di Una Rondine"

Cover EGIDA AUREA

(Wolf Age/Hau Ruck! SPQR)

Time: (17:12)

Rating : 9

Capitanati da Diego Banchero, già mastermind dei Recondita Stirpe, gli Egida Aurea sono un progetto di cui pochi si sarebbero immaginati la nascita. Provenienti da Genova, città che ha dato i natali anche agli Ianva, condividono con la band di Mercy e Stefania D'Alterio la capacità di fondere in modo eccezionale la tradizione e l'immaginario musicale dell'Italia del passato con le venature del filone neofolk europeo ormai al tramonto, oltre a testi intensi che riescono a dare emozioni e suscitare forte interesse in un orizzonte divenuto piuttosto povero di idee. I punti di partenza per la costruzione di "Storia Di Una Rondine" risiedono nelle chitarre (classica e acustica) e nelle percussioni insistenti e potenti; a ciò vanno aggiunti gli importanti inserimenti di fisarmonica e harmonium, veri e propri punti di collegamento tra un universo antico e l'attualità. Di grande impatto è anche la voce di Carolina Cecchinato, che modifica i luoghi comuni dello stile marziale (a cui il CD può essere in parte collegato), di solito appannaggio di voci maschili. Il lato guerresco, che ha larga parte in questo lavoro, è profondamente distante dalle modalità espressive della scena internazionale: ciò è dovuto ad una musica suonata (e non campionata) e a motivi bellici strutturati sulla falsariga di quanto iniziò a fare anni or sono la Camerata Mediolanense. Pezzo trainante del lavoro è la title-track, in grado di fondere una melodia penetrante con un testo che riassume una fierezza antica e per sempre perduta: ne risulta un brano che tocca insieme eroicità e malinconia. Meno poetici ma comunque immensi sono anche i restanti tre brani, tutti caratterizzati da una musica che potrebbe essere accostata ad antichi inni di guerra, sia partendo da cori e voci intrecciate ("L'Ottobre Nero Di Mosca") che recuperando ritmiche roboanti, che ricordano i guerrieri di un lontanissimo passato come in "Theos Aniketos", pezzo non esente da retaggi new wave, ma anche in "Il Giorno Delle Chimiche Brume", brano già apparso in una compilation on-line. Data l'importanza e la valenza dei testi è un chiaro limite l'assenza di un libretto, considerando anche la non sempre facile comprensione delle parole quando i nostri ricorrono ai cori ("L'Ottobre Nero Di Mosca" e "Theos Aniketos"). "Storia Di Una Rondine" irrompe nel panorama musicale con l'irruenza di un incrociatore pesante: senza intellettualismi e senza mezze misure, gli Egida Aurea mettono insieme in meno di venti minuti un lavoro centrale per capire come si sta evolvendo il (neo)folk marziale, che trova in vari progetti italiani nuova linfa vitale e un orizzonte oltremodo stimolante.

Michele Viali

 

www.myspace.com/egidaaurea


http://www.hauruckspqr.com/

http://www.myspace.com/wolfagerecords/



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domenica, febbraio 24

Recensione tratta da Ascension Magazine N°17 (inverno 2007/08)

AIN SOPH
"KSHATRIYA"
CD - HR!SPQR

"KSHATRIYA", un disco originariamente pubblicato su vinile nell'ormai lontano 1988, rappresenta il canto del cigno del periodo ritualistico ed esoterico di uno dei progetti sonori più anticonvenzionali a cui abbia mai dato i natali la nostra italietta oscura; gli Ain Soph!
Confezionato in un elegantissima confezione digipack dove prevalgono tinte come il bianco e il nero, impreziosito dall'aggiunta di una nuova intro composta appositamente per questa ristampa, "KSHATRIYA" rivive oggi la sua seconda giovinezza.
"KSHATRIYA" è una delle pagine più misteriose ed importanti della storia dell'underground sonico italiano.
Un lavoro dove oscuri mantra sonori si intersecano con attimi di nervoso rumorismo episodi di immensa sacralità e cori sepolcrali, in cui si giunge ad un grado di comunicavità che affascina per il suo carattere subliminale.
"KSHATRIYA" è per certi aspetti la fascinazione di quel connubio tra musica ed esoterismo, strada tentata da molti, ma che pochi sono riusciti a percorrere.
Una parata di suoni scarni e minimali che, considerando anche i suoi 20 anni di vita , rimane un punto saldo nell'evoluzione della cultura post-industriale italiana.
Questo è il testamento della prima fase Ain Soph, quella più sinistra e squisitamente dark ma non per questo meno interessante della successiva evoluzione cantautorale abbracciata dal combo romano, capace di reggere ancora il confronto con il tempo e di splendere della luce di ombre inquietanti.

( ALEX DANIELE )

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mercoledì, febbraio 20
CdV Vol 5

RockeRilla 15 Febbraio - 15 Marzo 2008

V/A - Circolo della Vela Vol.5


Dischi del Circolo

8/10

L'ultimo arrivato nella flotta del circolo è il "Volume 5", una nave da combattimento equipaggiata di ben 16 formazioni scelte ed altrettanti blitz sonici, compreso ClauDEDI che presenzia con Lele Lituri a nome M.E.M. (Musica Elettronica Morta).
A brillare forte qui è Spectre con il suo art-pop psichedelico "Lella", sebbene tutti  i partecipanti siano degni di nota, fra questi i fiori ribelli Egida Aurea, Recondita Stirpe e Avant-Garde, i cuori punk Black Bodies e La Casa Rosa Confetto, i titani del power-noise visionario Bahntier, Necrophonie, Cash from Kaoss e Arte Immunda, i techno-arditi Tour de Force e AmiKristi and the Bad Sisters.
Spaziali poi le trip-alchimie dei The Growing Crystal lab, M.E.M. e Mushy Vs Peter M., senza infine dimenticarci di Mr. Mo Blob e il suo R'n'R frantumato...e fumato.

(Aldo Chimenti)

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CdV Vol 4

RockeRilla 15 Febbraio - 15 Marzo 2008

V/A - Circolo della Vela Vol.4

Dischi del Circolo
7/10
Il Veliero del Circolo della Vela torna a solcare i mari della musica non conforme spezzando il silenzio nel quale da circa due anni aveva mollato gli ormeggi.
Il nuovo sampler giunge quindi a sancire la ripresa delle regate e dell'epopea sonica promossa dal nostro corsaro nero preferito ClauDEDI.
Il "Volume 4" è un brigantino ricolmo di cose pazze, forse il capitolo più ostico ed irriverente di tutta l'esperienza del Circolo, portato al termine con il contributo di 13 bande di velisti killer, tra franchi tiratori rumoristi (Cabaret Lunaire, Joseph P., 19q, 45k, 78wx & Yugin), eretici militanti (Forenovis, Elle Asdee, Eranot), terror-cybernauti (Siamese Twins), 17y, Peter M.) e cantori maledetti (This is the Balck Hole of a White Girl, Andrea Evangelisti), all'arrembaggio!

(Aldo Chimenti)

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RockeRilla 15 Febbraio  - 15 Marzo 2008


Egida Aurea

Storia di Rondine

Wolf Age Records

8/10



"Storia di Rondine" rimanda alla mente la Scomparsa Delle Lucciole di Pier Paolo Pasolini, pamphlet metapolitico sul crollo dei valori nella società moderna. In qualche misura Egida Aurea, diramazione dei genovesi Recondita Stirpe capitanati da Diego Banchero, si ricollega al pensiero del poeta declinandolo sul fronte della musica colta, come un circolo di artisti che scrive canzoni a mò di libelli nazional/rivoluzionari volti a scuotere le coscienze.
I quattro brani di questo mini CD possiedono il soffio di una forza misteriosa che scatena sentimenti sopiti, sono lied laceranti, sonetti combat folk che intrecciano metafore e bordoni elettroacustici tanto oscuri quanto potenti, che lanciano messaggi corali e dispensano emozioni come brividi di dolore/speranza in fondo all'anima.

(Aldo Chimenti)

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Recensione Rumore 193

Recensione tratta dalla rivista Rumore #193 Febbraio 2008

Un numero di suoni crescente si insinuano nella nostra dieta quotidiana, macro e microproduzioni ci allettano via adsl o giungono inaspettate nella buca delle lettere.

E' il caso dei volumi 4 e 5 di Circolo della Vela, serie antologica prodotta a Roma dall'omonima e misteriosa  associazione ( cercatela su MySpace).
I due Cd-r, eterogenei al limite della schizofrenia, riguardano artisti perlopiù italiani, esordienti o poco noti.
Si va dall'elegante elettro-pop anni 80 di Siamese Twins e Tour de Force al tributo a Stockhausen di Joseph P., transitando per pop-rap in romanesco (Andrea Evangelisti) e balalte decadenti (Egida Aurea), power electronics e M.E.M. (Musica Elettronica Morta), Dada esoterico e rockabilly lo-fi.
Tra le 29 tracce, ruspanti curiosità per tutti i gusti.

(Vittore Baroni)

Postato da: CircoloDellaVela a 10:23 | link | commenti |

Comunicato di Propaganda CdV 4/5


 


Quando tutti pensavano che il Veliero del Circolo della Vela fosse naufragato in tempestosi mari, dopo due lunghi anni di assenza dalle scene eccolo tornare di nuovo a navigare “Avanti Tutta“ con due nuove compilation tesseramento Velisti 2005 e 2006 con all’interno quello che noi consideriamo attualmente gli artisti e i gruppi più interessanti dell’underground italiano.

Troverete ancora una volta selezionati , come è nostra usuale consuetudine i generi musicali più eterogenei a firma di artisti conosciuti e altri totalmente da scoprire, ma quanti di quei nomi presenti sulle passate compilations del CdV ora sono apprezzati e riconosciuti dall’ambiente musicale?, scommettiamo che anche da queste due nuove raccolte usciranno nomi che brilleranno in un futuro prossimo di luce propria?

Naturalmente noi non ci riteniamo di essere dei scopritori di talenti ma possiamo vantarci senza falsa modestia di avere buone orecchie, il merito è, e  resta unicamente tutto  degli artisti, noi li possiamo solo ringraziare per averci fatto dono di un loro brano.

 

Avanti si Vada

 

Ossequi dal Circolo della Vela.



 

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Circolo della Vela Vol.4

01) Siamese Twins  - Run on my skin
02) Forenovis - un esercito di uomini puri
03) Cabaret Lunaire - Bone Narrow -
04) Joseph P. - Telenoizen ( omaggio a Stockhausen )
05) 17y - OrroreIdillioDiniego
06) 19q - r_o_oster_potat_o__10000_120_1300_6_
07) 45k - Zoe
08) 78wx & Yugin - Sugar Machin 6
09) Elle Asdee - Debello un Gallico
10) Eranot - Valerie
11) Peter M. - KPR+MS20+POLY61+Lexicon
12) This is the Black Hole of White Girl - 1.58
13) Andrea Evangelisti - Ma che te fumi (Remix)

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Circolo della Vela Vol.5

01)     Storia di una rondine - Egida Aurea

02)     The Falling Sun - Recondita Stirpe

03)      Lella – Spectre

04)      CandyMan (Live in Berlin) – Bahntier

05)      m11.10.9.3.11.m8 – Necrophonie

06)      D’inverno (Live in Rome 13/12/06) - Avant-Garde

07)      Ocean C - Tour de Force

08)      Si Lo Sò (EuroTrashRemix) - AmiKristi and the BadSisters

09)      Rivolta – BlackBodies

10)      Transylvanian Rock - Mr.Mo Blob

11)      Scienze Discovery #5 - The Growing Crystal lab

12)      Slate of ancestry - Mushy Vs Peter M.

13)     Ricercando Curran - M.E.M. (Musica Elettronica Morta)

14)     Kaoss from Cash - Cash from Kaoss

15)      Angels Fight - Art Immunda

16)      Il tunnel - La Casa Rosa Confetto

Postato da: CircoloDellaVela a 10:22 | link | commenti |

lunedì, febbraio 18
Egida Aurea

Recensione tratta da http://www.mentenebre.com/


"Storia di una Rondine" es un trabajo de Egida Aurea editado en Wolf Age en Febrero de 2008.
Interpretado por Diego Banchero como bajista, guitarrista, vocalista y programador & Carolina Cecchinato como vocalista y percusionista & N.H. Guglielmo Amore como vocalista y percusionista & Mirko Giorgini como guitarrista & Fernando Cherchi a la fisarmónica & Daniele Santagiuliana al harmonio desde Italia y se centra en el estilo Neofolk y tiene una duración de 17,12 minutos.
Enlaces Relacionados: Egida Aurea Myspace & Wolf Age Myspace
Valoración: 9 sobre 10

      Por la pinta que tenía el CD cuando lo vi por vez primera ya me daba el tufillo: esto me huele a Neofolk. Y no iba desencaminado. Una especie de escudo medieval con una cruz, marco gris y letras capitales trajanas. Mucho peso de tradición. En el reverso los títulos de las canciones nos dan el dato de que se trata de un EP, tan solo 4. Hecho que lamentaría un poco más adelante, al escuchar sus magníficas pistas.

Antes de desgranar el contenido musical del CD hemos de ponernos en antecedentes: situación en el espacio y en el tiempo. Lugar: Génova. Antecedentes: Egida Aurea es un proyecto nuevo, incubado en 2006, aunque sus miembros provienen fundamentalmente de Recondita Stirpe, aparte de otros proyectos como Malombra, Il Segno del Comando y Zess. En el sustrato de Egida Aurea están las diversas y ricas tradiciones europeas, fundamentalmente las mediterráneas, que muestran tanto en sus letras como en su instrumentación, a las que dan un énfasis con una particular forma de vocalización siguiendo la tradición del canto italiano. Para dejarlo claro desde un principio, su ideario no tiene trasfondo político alguno, basando por lo tanto su compromiso en la recuperación cultural como seña de identidad.

Como ya apuntaba en la introducción, la sorpresa que me ha causado Egida Aurea ha sido mayúscula, una bocanada de aire fresco en un género donde es ya difícil decir algo nuevo, desde el lanzamiento de Rome ninguna nueva banda del género me había dejado tan buen sabor de boca. Y no es que Egida Aurea estén inventando la pólvora, pero si que tienen una frescura y un buen hacer compositivo que es difícil de encontrar incluso en las bandas consolidadas. Yo creo que la clave está en la voz. Corre a cargo de Carolina Cecchinato y curiosamente no es lo que podíamos denominar una voz heavenly voices precisamente. Es una voz que tiene mucha fuerza y sólo un poquito de dulzura, pero sabe llevarla por distintos terrenos, tanto en los modos de cantar como en las líneas melódicas. El ornato para la voz se compone de guitarra acústica, teclados y diversas percusiones, que si fueran un poco más rotundas ya sería el no va más.

'Storia di una Rondine', que da título al CD, es una canción magistral. Es larga y se divide en varias partes perfectamente diferenciables donde, como decimos, la voz es la que manda, y sus variaciones de entonación, de ritmo y de registro hacen que te cale muy hondo. Es un tema riquísimo en matices, una verdadera delicia.

Otro temazo es 'Il Giorno delle Chimiche Brume', el más percusivo, casi diría que apto para ser pinchado en esas escasas sesiones que a los que nos gusta pinchar Neofolk nos dejan de vez en cuando en alguna fiesta que otra. De nuevo la voz hace diabluras. Este tema fue el primero que lanzó Egida Aurea en el recopilatorio online "Donec ad Metam" de 2007.

La más ceremonial es 'L'Ottobre Nero di Mosca', con esa cadencia lenta de corte ritual en la que esta vez la voz femenina desaparece al principio y es sustituida por unos coros masculinos que parecen realizar alguna invocación u oración, pero al final y casi gritando irrumpe la voz de Carolina. La pena es que es un tema muy cortito y te quedas con ganas de más.

Cierra el cuarteto 'Theos Aniketos', como la anterior de corte ritual y con coral masculina, ornato de nuevo para la voz femenina que repite su magistral intervención. Junto con la percusión, el teclado tiene esta vez una cierta preeminencia y podría recordar al uso que hacen de él Ataraxia, pero sólo en su línea más medievalista.

Me escucho los cuatro temas una y otra vez y me digo: se me hace demasiado corto, quiero más. No obstante dicen que lo bueno si breve dos veces bueno. Un espléndido debut para estos italianos. En espera de que den al salto al larga duración os recomiendo encarecidamente este trabajo a todos aquellos que améis el Neofolk. No os arrepentiréis.

Trabajo Comentado por: Pedro Ortega 

Postato da: CircoloDellaVela a 19:54 | link | commenti |

domenica, febbraio 17
Recondita Stirpe

Recensione tratta da http://www.vampiri.net/

Recondita stirpe

di Gabrielle de Lioncourt




Non sono una "critica musicale" e neppure capisco molto di musica, come dico spesso vado a "pelle" quello che mi colpisce di questo CD � la voce calda sensuale e malinconica su una musica dura, marziale che "stona" con essa. Proprio questo stridente contrasto, accompagnato dalla tromba che ricorda i vecchi film di Sergio Leone sono gli ingredienti che mi hanno fatto apprezzare queste canzoni.
Ma non c'è tensione in questo suono, semmai rassegnazione e tormento.
Nella main song, Devotion, non siamo all'inizio di un duello con le pistole sotto il sole cocente, ma ci troviamo con la mente di fronte alla conta dei cadaveri, all'immagine di un forte Alamo distrutto, ascoltando il lamento dei moribondi, passeggiando accanto ad essi respirando l'odore del sangue.
I Recondita Stirpe riescono in questa opera "evocativa" in cui si sente fortemente la mano ispiratrice del "maestro" Ennio Morricone.
Ai più può sembrare una scelta "strana", non propriamente "dark", ma chi scrive vuole enfatizzare le immagini evocate dai brani di questo combo genovese che si affaccia sulla scena musicale dopo significative e importanti esperienze dei suoi componenti.
Inoltre è da apprezzare la componente strumentistica, numerosa e variegata che non toglie nulla al senso di oppressione, tutt'altro, lo valorizza in qualcosa di, se non proprio nuovo, quantomeno originale nel rapimento dell'ascoltatore in questa passeggiata marziale e cadenzata.
Un pezzo come questo sicuramente fa pensare alla maggior parte degli ascoltatori che di "gothic" ne esiste più di un tipo.
Eppure, resta l'unico termine per classificare un tipo di atmosfera semplice, ma carica di sensazioni e malinconia che pochi pezzi riescono ad esprimere.
Il lavoro dei Recondita Stirpe è sicuramente per intenditori, per chi sa apprezzare la ricerca di atmosfere e il tocco quasi "popolare" che questi musicisti hanno voluto dare alle loro creazioni.
La ricerca dell'assonanza delle due voci con una musica resa volutamente ripetitiva che tende a trasportare l'ascoltatore, lascia trasparire uno studio alla base del folk-goth della band genovese, studio che si radica nelle usanze e nelle sonorità dei popoli europei, non disdegnando una composizione che evoca immagini, aspetto tipico di molte colonne sonore.

Postato da: CircoloDellaVela a 18:43 | link | commenti (1) |

mercoledì, gennaio 30
Egida Aurea

Recensione tratta da:  http://www.filthforge.altervista.org/


 
EGIDA AUREA
"Storia Di Una Rondine"
Wolf Age Records - 2007
mini CD
 
After Ianva and Recordinta Stirpe, it's time to salute the debut of another extraordinary Italian folk band from Genova. Egida Aurea is the name of this new group, born as a private expression of Diego Banchero, member of Recondita Stirpe and, previously, of cult dark progressive bands such as Malombra and Il Segno Del Comando. "Storia Di Una Rondine" is a four-tracks mini CD that marvellously introduces the listener to a world of powerful and violent passions, superbly conjured by the evocative music and the charming yet aggressive female vocals of Carolina Cecchinato. The title-track describes the tragic story of a soldier who spends his last days hidden on top of a belfry, with nothing left but his rifle and enemies and traitors to shoot down. The character is portrayed with intense pathos and poetic dignity, words like knives or stray bullets, filled with anger, yet deeply moving. Carolina's voice is sharp and straight forward, mesmerizing the listener with the exalting power of the rhymes and the epic choir. This first song is worth alone the purchase of the CD.
But, the rest of the EP is not less interesting, with the dark popular chanson of "L'Ottobre Nero Di Mosca", where the most famous October in the history of humankind turns from red to black, and is not exactly celebrated by its haunting accordion, the fierce battle hymn of "Il Giorno Delle Chimiche Brume", and the final ancient Macedonian ritual of "Theos Aniketos". A fantastic debut for Egida Aurea, that shows what trained musicians with a refined taste are capable of. "Storia Di Una Rondine" will appeal to the neofolk audience, but what you find in this CD is much more than simple and stereotyped neofolk, the influences go clearly far beyond, and this is music of the soul, expressed at its very best. Very recommended!
- Simon V.
 
Myspace: http://www.myspace.com/egidaaurea

Postato da: CircoloDellaVela a 19:17 | link | commenti |

Calle della Morte Intervista

Intervista tratta da: http://www.darkroom-magazine.it/ita/108/Intervista.php?r=517

CALLE DELLA MORTE

Epitaffio

CALLE DELLA MORTE

di Michele Viali

Il duo Calle Della Morte nacque all'inizio del nuovo millennio grazie all'iniziativa di Jonny B. (la mente che muoveva Inner Glory, altro progetto scomparso di recente) e Vinz (personaggio molto attivo nella produzione e nella scoperta di band italiane tramite, ma non solo, l'etichetta Hau Ruck! SPQR). Suoni rock misti a motivi oscuri hanno caratterizzato la brevissima vita artistica del progetto sin dal primo 7" "Tardo autunno" (2003), a cui sono seguiti un altro 7" "Il Mestiere Delle Armi" (2004), un CD intitolato "Gente Di Malaffare" (2005), la riproposizione sul 10" "Peste" del vecchio demo-tape e l'ultimo paradigmatico mini CD "A Dio" (2006). Una manciata di brani che hanno fatto discutere più di quanto avrebbe fatto una carriera decennale: un duo che è stato in grado di far parlare di sé fino all'eccesso, ma anche di imporsi sul mercato discografico con i fatti, facendosi apprezzare soprattutto all'estero pur cantando in italiano e riuscendo a vendere la propria musica (vari loro titoli sono andati sold out in brevissimo tempo) in barba ai tanti e troppi detrattori che hanno avuto. Al di là di qualsiasi giudizio, recensione od opinione, è la loro dipartita che lascia l'amaro in bocca: Calle Della Morte chiudono i battenti dopo aver avuto il coraggio di distaccarsi dai cliché del genere oscuro e aver proposto uno stile personale e nuovo, e forse è proprio questo che ne ha determinato la bellezza e l'interesse, ma al tempo stesso ne ha sancito l'incomprensione da parte di chi forse si aspettava l'ennesimo progetto neofolk o giù di lì. Noi abbiamo voluto tracciarne un epitaffio funebre, un ricordo post mortem, scritto con le parole di chi ha dato vita a questa breve e fugace realtà: Vinz e Jonny.

  • L'estremo saluto dei Calle Della Morte è stato reso con il recente concerto di Jena, dove vi siete esibiti insieme a The Green Man. Volete raccontarci come è andata?

    Vinz: "Sapevo che la Sassonia e la Germania dell'Est in generale avevano sviluppato un interesse notevole nel corso di questi anni per il nostro progetto, ma quello che abbiamo visto è andato oltre le nostre aspettative. Il successo di pubblico, le tante copie vendute, le foto, gli autografi e tutto l'affetto e la curiosità dei fans (non pensavamo di averne!) hanno reso questo momento la migliore delle fini possibili. Il concerto è andato sold out in prevendita, e devo dire che passare il microfono tra il pubblico e sentire la gente cantare i nostri pezzi ci ha reso particolarmente orgogliosi."
  • Il progetto Calle Della Morte ha sancito la propria fine con la pubblicazione del mini "A Dio": cosa vi ha spinto a lasciare un ultimo segno nella memoria con il 7" "Bambolina"? Da cosa è stata dettata la decisione di stampare il singoletto in un'edizione minima di sole 32 copie?

    Vinz: "'Bambolina' è stato uno dei pezzi nei quali abbiamo meno creduto sin dall'inizio, ma il pubblico ci ha smentiti. È una bellissima ballata pop-rock che con il folk non ha nulla a che vedere, volevamo regalare un ultimo sogno a coloro che hanno amato questa canzone stampando un 7" con la versione demo."
  • Guardandovi indietro, quale dei vostri brani pensate possa meglio riassumere le caratteristiche del progetto Calle Della Morte?

    Vinz: "È difficile dirlo, ognuno ha le sue preferenze e tutti sono Calle Della Morte! Inoltre, anche il pubblico è libero di interpretare come meglio crede quello che sente."

    Jonny: "Con Calle Della Morte abbiamo toccato diversi stili di composizione in base al periodo che stavamo vivendo e alle influenze del momento: 'Metà Settembre' (pubblicata in 'A Dio', nda) riassume appieno lo spirito e la sonorità che abbiamo sempre cercato, ovvero la semplicità della struttura (strofa, ritornello), l'atmosfera cupa e gli arrangiamenti scarni, il tutto accompagnato da un testo in bilico tra il sarcastico e l'ironico."

CALLE DELLA MORTE

"Le band Italiane sono davvero il futuro: c'è una generazione di artisti che ha davvero qualcosa da dire e lo dice in Italiano, finalmente!"
(Vinz)

 

  • A mio dire la vostra musica è stata un incontro ben congegnato tra sonorità rock assai dirette e motivi provenienti dal cantautorato italiano: quali sono gli autori che più vi hanno ispirato in questa vostra breve parabola musicale?

    Vinz: "Troppo e troppi nomi sarebbe giusto citare, ma musicalmente Jonny è la persona più adatta a rispondere! Per i testi, beh...Venezia è stata la nostra Musa, poi sicuramente anche il nostro vissuto personale ha influito. Potrei azzardare che il contatto con il cantautorato italiano risiede in una speciale sensibilità e modo di sentire..."

    Jonny: "A seconda dei periodi in cui ci siamo incontrati per comporre, le influenze si sono evolute e sono cambiate. Non possiamo non menzionare tra i maggiori ispiratori del progetto Faust'o, Garbo, Paolo Conte, Biglietto Per L'Inferno, Luigi Tenco e Lucio Battisti di 'Una Giornata Uggiosa': questi i primi che vengono in mente..."
  • Cosa pensate potrà restare dei Calle Della Morte dopo la vostra dipartita artistica? Siete dell'idea che alcune band possano prendere esempio da quanto avete fatto voi, ovvero accantonare i vecchi cliché della musica oscura per abbracciare un tipo di sonorità diverse, ma comunque ancora proprie dell'underground?

    Vinz: "Di Noi nulla: quando verrà esaurita l'imminente ristampa di 'Gente Di Malaffare', tutto il nostro catalogo verrà messo online da scaricare gratuitamente con materiale bonus etc... Credo che Noi - come altre band attuali italiane - abbiamo, come dici tu, cercato di segnare una via. Sì, bisognerebbe avere il coraggio di osare di più... ma qui entriamo in una spirale perversa ..."
  • In che termini Venezia ha ispirato le vostre release? E cosa vi ha affascinato tanto di questa città?

    Vinz: "Ho passato tantissimo tempo con Jonny a Venezia, ed è stato delirio. Chi non affonda almeno una volta a Venezia non potrà mai capire di cosa parlo."

    Jonny: "Ho passato cinque anni a Venezia, ed il progetto ha preso vita in questa città. Inevitabilmente, il luogo in cui uno produce musica influenza la stessa; se poi la città possiede un così forte fascino e bellezza, allora la musica ne viene direttamente condizionata. Bisogna viverci per capirlo: Venezia rappresenta un vero e proprio stato mentale, quando cammini per le sue calli o ti ubriachi in uno dei tanti bacari la città inizia a far parte di te e accompagna ogni tuo pensiero, che scorre tra i canali e si trasforma in musica."

CALLE DELLA MORTE

"'Metà Settembre' riassume appieno lo spirito e la sonorità che abbiamo sempre cercato, ovvero la semplicità della struttura (strofa, ritornello), l'atmosfera cupa e gli arrangiamenti scarni, il tutto accompagnato da un testo in bilico tra il sarcastico e l'ironico."
(Jonny)

 

  • Ritengo che il 7" "Il Mestiere Delle Armi" (stampato dalla Old Europa Cafe nel 2004) sia uno dei vostri migliori risultati, sicuramente anomalo per gli standard musicali dei Calle Della Morte, ma comunque incisivo e intenso. Cosa vi ha interessato così tanto del film di Olmi, da cui deriva il titolo del 7"?

    Vinz: "'Il Mestiere Delle Armi' è stata quasi completamente una mia realizzazione: mio il book e i testi, musica di Simone Porto (Profile, Maledaurora). Jonny ha contribuito parzialmente con qualche registrazione. Proprio per questo suona così diverso da tutto il resto. La figura di Giovanni de' Medici mi ha sempre affascinato, e credo che il film di Olmi lo abbia consegnato alla storia. Mi sembrava giusto dare un tributo a questo UOMO, un UOMO al di sopra di tutto e tutti. In questa epoca di mediocrità è giusto ricordarlo... ma chi volesse saperne di più può documentarsi a riguardo. Non comincerò qui certo una lezione di storia o di sciovinismo avanguardistico. Non è mai stato nei nostri intenti!"
  • Siete stati un duo che ha goduto di una buona produzione, di un'ampia pubblicità e, soprattutto, avete mostrato un gusto particolare nel creare melodie accattivanti e coraggio nel proporre suoni diversi: perché avete scelto di mettere fine ai Calle Della Morte?

    Vinz: "Io ne dico una: perché mi ero rotto le palle degli insulti gratuiti e delle censure alle quali siamo andati incontro."

    Jonny: "Perchè si è concluso un ciclo, e sono venuti a mancare i presupposti che hanno dato vita al progetto. Il fatto di non abitare più a Venezia è sicuramente stato uno dei motivi principali."
  • A volte siete stati criticati (e questo forse fa parte del gioco), ma anche incensati (e ciò è dimostrato dal fatto che le vostre release sono sold out): come ha reagito il pubblico straniero alle vostre produzioni e ai concerti?

    Vinz: "Hai detto bene: il pubblico straniero. Calle Della Morte, grazie anche alla ottima distribuzione Tesco, è stato venduto in tutto il mondo: Sudafrica (!!!), Giappone, Israele e tantissimo in Germania, che attualmente rimane uno dei mercati dove siamo più presenti. I concerti sono sempre andati bene, 3 su 7 all'estero: non si può certo lamentarsi!"
  • Spesso in Italia si tende a sottovalutare le potenzialità delle band locali e ad apprezzare, forse eccessivamente, gruppi stranieri minori che propongono la 'solita minestra': pensate di essere stati anche voi in un certo modo colpiti in terra propria da una diffusa fobia per i gruppi italiani?

    Vinz: "Le band Italiane sono davvero il futuro: c'è una generazione di artisti che ha davvero qualcosa da dire e lo dice in Italiano, finalmente! Abbiamo una grandissima tradizione cantautoriale, ed è nostro DOVERE difenderla: Recondita Stirpe, Egida Aurea, Ianva, Ain Soph, Circus Joy, Kim Carsons, e ancora altri come Green Man o Les Jumeaux Discordants... Hic manemus optime! Il pubblico italiano ci ha davvero snobbato all'inizio: a parte pochissime manifestazioni di affetto, credo che solo myspace ci abbia dato davvero la possibilità di incontrare il nostro pubblico."
  • Sembra ci sia una forte tendenza a snobbare i nuovi gruppi italiani del settore indipendente sia da parte del pubblico che di chi organizza concerti: insomma, forse anche in questo settore vale la frase "gli italiani sono sempre gli altri", ma in fin dei conti tanti musicisti nostri connazionali (penso su tutti ad Angelo Bergamini o agli Ain Soph) godono all'estero di un blasone e di un seguito impensabile in patria. Vinz, tu che sei impegnato anche nel settore produttivo, che opinione hai al riguardo?

    Vinz: "Io penso che molte fanzine e magazine italiani stampino e pubblichino merda, riesco davvero a fatica a trovare articoli interessanti da leggere. Non mi interessa il mondo Gothic, ma risulta davvero modaiolo e sputtanato, e coloro che spesso organizzano concerti e avvenimenti strizzano sempre l'occhio al mainstream... Possibile che, se ci dice culo, nei prossimi mesi vedremo l'ennesimo concerto di XXXXXXX (col massimo rispetto per i mostri sacri!!! Bravi, ma non esistono solo loro!)??? La qualità paga sempre a lungo andare, e le nostre band fanno sempre il pienone all'estero."
  • Cosa pensate dell'attuale scena underground italiana (grey e brown area, ma anche sperimentazioni di vario genere)? Sembra che stiano nascendo molti nuovi progetti interessanti, e anche le etichette discografiche indipendenti stanno lavorando di buona lena...

    Vinz: "Penso che sia davvero in forma! Mancano solo gli spazi dove esibirsi e dove potersi esprimere. La mentalità da etichetta 'piagnona' ce la stiamo lasciando, fortunatamente, alle spalle."

CALLE DELLA MORTE

"Io penso che molte fanzine e magazine italiani stampino e pubblichino merda, riesco davvero a fatica a trovare articoli interessanti da leggere. Non mi interessa il mondo Gothic, ma risulta davvero modaiolo e sputtanato, e coloro che spesso organizzano concerti e avvenimenti strizzano sempre l'occhio al mainstream..."
(Vinz)

 

  • Quali sono i vostri progetti per il futuro? Presumo (e spero) che Jonny stia lavorando ad un nuovo album di Inner Glory: un ritorno che aspettiamo ormai da tanto... Al di là di questo, avete in cantiere altre produzioni musicali?

    Jonny: "Io sto mettendo in piedi un nuovo progetto musicale dalle basi del mio progetto solista (http://virb.com/jonnyb), inoltre suono in diversi altri gruppi come turnista, tra cui quello di Christian Rainer. Anche Inner Glory non esistono più, per gli stessi presupposti che hanno portato allo scioglimento di Calle Della Morte: l'esigenza di esplorare altri territori musicali, il fatto che non abito più a Venezia etc..."
  • Immaginate un epitaffio per i Calle Della Morte, un'ultima incisione... questa volta su marmo!

    Calle Della Morte: "La più crudele eredità della morte è che lascia gli altri prigionieri della vita."

 

http://www.calledellamorte.com/

http://www.hauruckspqr.com/

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MALATO Live 020208

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MALATO Live 020208

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MALATO Live 0