AVANTI SI VADA!

Il blog del movimento situazionista Circolo della Vela, in guerra perenne per il trionfo del Bello.

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Utente: CircoloDellaVela
Circolo Situazionista Futurista Passatista Dadaista di Musica Esoterica, Industriale, NeoFolk, Sperimentale,Concreta e Avanguardia Sonora.

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martedì, ottobre 20
DBPIT & XXENA Drawings at an Exhibition

Recensione tratta da Rockerilla n.350 - 0tt/Nov 2009 DBPIT & XXENA Drawings at an Exhibition FinalMuzik/GattoAlieno Voto 8/10 Ormai pensano ed agiscono in simbiosi, anzi in osmosi, come nella migliore tradizio ne delle coppie affiatate e coalizzate in un meccanismo di sinergie artistiche divoran ti. DBPIT, l'ineffabile trom bettista capitolino che abbia mo apprezzato in più occa sioni, ha trovato in Xxena la partner ideale e la musa ispi ratrice che gli ha fatto scatta re recettori intellettuali altri. In sua compagnia ha già rea lizzato l'album "Alien Sym biosis", inaugurando una sta gione di sfide multimediali che assegnano all'arte figura tiva della estrosa pittrice il compito di tradurre per immagini l'universo allegori co del progetto. Accattivante e carica di colore la cornice grafica di "Drawings at an Exhibition", costituita da un set di 11 cartoline illustrate (a tema ittico) e un pregevole softpak apribile, il tutto avvolto in una foderina tra sparente. Non meno visiona ria e trasognata la pagina musicale, 3 lunghe composi zioni anfibie che solcano lagune di mondi paralleli non meglio identificati e sol lecitano apnee mentali nelle dimensioni sommerse della vertigine sonora. Se i 15 minuti della title-track hanno dalla loro la malia dello sci-fi trip analogico che spalanca finestre lisergiche post-kraut incalzate da spazi ritmici stra tificati e dalle feline ellissi fia tistiche dell'autore, il com passato moto ondoso de "La Revancha Del Pescalo" cor robora 'forme informi' di sapore dadaista, mentre la conclusiva "Therianthrope" sorvola quasar di musica-vaticinio per il terzo orec chio, sino poi a cristallizzarsi fra estatiche eclissi di luna. (Aldo Chimenti )

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giovedì, ottobre 15
Spectre 10 pezzi facili

Recensione tratta da ROCKERILLA 15settembre/15ottobre 2009 Spectre 10 pezzi facili Old Europa Cafe / Audioglobe Mi chiedo in quale accezione vada tradotto l'aggettivo "facile". Forse nel senso che i 10 pezzi facili radunati nel nuovo album di Spectre posseggono un appeal melodico che arriva dritto al cuore della gente? Che sanno farsi amare a prima vista?. Non so se fosse questo l'intento di Marcello Fraioli, ma mi piace crederlo. Perché sul piano della cifra musicale l'artista romano compie un piccolo miracolo di composizione pop strutturata, denso di sviluppi narrativi e sbocchi plastici di non pervia esecuzione. E' vero che in parte "10 pezzi facili" è un disco di cover, ma anche qui la mano dell'autore lascia il suo tocco. Ascoltate ad esempio la rilettura della gucciniana "L'Avvelenata", con quel giro chitarristico che cresce con la sua rabbia verso i cieli della perdizione lirica. Tuffatevi poi nel amre armonico della amgnetica "Magick Shop", un classico di Battiato che si fa scintilla di beltà e tributo morale alla letteratura onirica del grande musicista-filosofo. C'è quindi un'autocitazione in "Datemi Pace" dal repertorio dei suoi Ain Soph, e una sfiziosa "The Persuader", il celebre tema di John Barry. Che dire invece dei brani scritti di suo pugno?. Unguenti sonori per l'anima ed il corpo, malie acustiche votate ai retaggi della canzone d'autore e della poesia immortale che scomoda Dantee Goehte ("Vita Nova", "Mentre andavo"), o che tingono tele neobarocche ("Paradigma", "Breus") mai scontate, o che infine cavalcano spirali elettroniche e melodie stellari prossime al Kraftwerk pensiero ("Trance Roma E.S.P."). Tilt! Voto 7/8 (Aldo Chimenti)

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Spectre - 10 pezzi facili

Recensione tratta da : Blow Up #137 Ottobre 2009 Spectre 10 pezzi facili Old Europa Cafe - Cd Secondo album solista per Spectre, non meno imprevedibile di quanto non sia stato "Mantra Voluntatis" (BU#97), come s'attende da Marcello fraioli. Il piacevole e piano strumentale Paradgma appare ssai coerente col titolo del disco, poi tra Dante e Pascoli recitati in Vita Nova e Breus su positavamente sconcertanti minimalismi, Goethe tradotto su elucubrazioni Velvet di Mentre Andavo, Petrarca sul folk medioevale di Datemi Pace, già con Ain Soph, un'acida cover di Magic Shop di Battiato e L'avvelenata di Guccini, il tema di The Persuader in veste fricchettona, Trance Roma E.S.P., sballata house col Circus Joy Corrado Mancini, si va a vista, lasciando ora disorientati ora interdetti voto 6/7 (Paolo Bertoni)

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Post Contemporary Corporation - Manzotin Mantra

Recensione tratta da: Ritual N°41 ottobre/Novembre09 Post Contemporary Corporation Manzotin Mantra Lp vinile blu LTD 400copie MCL/MCR (Re-mix Dadadista post-Industriale). Con un pò di ritardo, di cui ci scusiamo, vi segnaliamo una curiosa uscita in vinile dei PCC. trattasi di un mini-album di re-mix di Manzotin Mantra, un brano emblematico sin dal titoloe perfetto mentore della visione radical-dadaista del progetto. Si cimentano nella sacre arte del "remissaggio" facce più o meno note su queste pagine: dalle stratificazioni sospese dei Der FeuerKreiner e Luca Torasso, aka Sandblasting, alle divagazioni rumoriste dei MALATO e Tour de Force, passando per le pulsazioni di Obsil e Sandro Codazzi, fino alle tentazioni "techno-maranza" di un insospettabile Spiritual Front. Otto brani in totale per un classico mini-album di remix in 12", come si facevano una volta e che, fortunatamente, sembra stiano tornando in auge anche in ambiti non strettamente dance. Nessun tocco di genio del mixer, ma un onesto prodotto di artigianato delle manopole. E poi come sempre supportate il vinile! (Fabio Babini)

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Mushy - Superfetazione

Recensione tratta da Rumore 213# Ottobre 2009 Superfetazione di Mushy, giovane artista romana dedita ad una competente ricerca industrial old school con aggiunta di spettrali "respiri" e vocalizzi simil-drone, per un album di vigorosa e oscura elettro-ambient al femminile. (Vittore Baroni)

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DBPIT+Xxena

Recensione tratta da RUMORE #213 - Ottobre 2009 DBPIT & Xxena Drawings At An Exhibition Gatto Alieno / Final Muzik CD-r In epoca di net label e download selvaggio fa la sua differenza, per distinguersi nella marea di uscite, dedicare attenzione all'arte del packaging. lo sa bene la friulana Final Muzik, che in coproduzione con Gatto Alieno allega a Drawings At An Exhibition di DBPIT & XXENA una piccola mostra su 11 cartoncini dei graffitistici tecno-pesci disegnati da Xxena, con languida e acquatica colonna sonora dei singolare "trombettista industrial" DBPIT. Cd-r limitati di alto livello grafico su www.finalmuzik.com vittore baroni

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sabato, ottobre 10
10 pezzi facili - Spectre

Recensione tratta da www.kronic.it Spectre 10 Pezzi Facili Old Europa Cafe di Federico Tozzi ~ 05/10/2009 avantgardeneo classicapost punk10 Pezzi FaciliSpectreOld Europa Cafè ...Per un esperimento difficile Spectre è il progetto personale di Marcello Fraioli, anche membro di Ain Soph. Spectre sopra ogni cosa rappresenta l'idea dell'abbattimento delle barriere culturali, dei concetti e delle definzioni che fungono da steccato tra stili di una stessa lingua. In particolare Spectre si mette in gioco cercando di far incrociare e convivere alta cultura e tradizione post punk/industrial. L'esemplificazione sta in una foto presente nel digipack: Marcello in piedi, chitarra elettrica a tracolla, e dietro di se una sala elegantissima come pronta ad accogliere un concerto di musica classica o una lettura d'elite. 10 Pezzi Facili cerca pertanto di mettere insieme strutture neoclassiche da camera, sempre melodiche e soffuse, spesso quasi minimali, con distorsioni chitarristiche su cui si poggia un cantato colto. Vita Nova, testo preso da Dante, e Breus, omaggio a Pascoli, sono l'esemplificazione di cosa intenda fare Spectre. Molto riuscita soprattutto la seconda. Meno convincente al contrario la revisione di Magic Shopdi Battiato, perchè confrontarsi con un mostro sacro che percorre da anni lo stesso territorio non è mai facile. Sembra paradossole, ma l'abilità di Spectre si nota di più là dove il compito dovrebbe essere più difficile, ossia nel riuscire a musicare la poesia dei grandi poeti. Tra gli elementi, a mio avviso, da perfezionare, certe linee vocali del cantato, che non sempre riescono a convincere appieno. 10 Pezzi Facili risulta in definitiva un esperimento magari non perfetto ma certamente affascinante

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lunedì, settembre 28

Intervista tratta da : http://www.eutk.net/ PCC... patriottismo psichedelico! Ai confini con la realtà verrebbe da dire. Una lucida follia che filtra correnti artistiche e storiche all'interno di un genere musicale di impossibile definizione, almeno questa è l'apparenza che i PCC potrebbero mostrare al primo incontro con il timpano, eppure in loro c'è un qualcosa di molto più concreto e analitico. Un velo che riesce a essere squarciato solo con attenzione e dedizione da parte di chi si imbatte in loro. Oppure avviene solo il contrario e non siamo noi a decidere? PCC non è una cosa normale, di questo ne sei cosciente? E’ bene iniziare da subito mettendo i puntini sulle i. Ad ogni modo questa volta la musa ispiratrice è una sorta di Mantra al gusto di Manzotin. Da dove parte questo sfogo oserei dire futurista? Zekkini: Su ciò che oggi viene definito normale e su ciò che normale lo è veramente, ci sarebbe molto da dire, ma non mi sembra questa la sede per approfondire l’argomento; ti basti riflettere sul titolo del primo album, Gerarchia Ordine Disciplina. Per quanto riguarda la genesi di Manzotin Mantra, ti rimando al retro della copertina del vinile, dove essa è spiegata piuttosto accuratamente. A parte che io non sono uno che ha bisogno di “sfoghi”, non è mia intenzione approdare ad alcuna forma di neofuturismo. Si tratta piuttosto di dissipare, con visionaria lucidità, la coltre di vieto conformismo che ammanta la nostra contemporaneità, e l’eredità delle avanguardie storiche può a volte essere utile per questa finalità. E’ da un po’ di tempo che la tua vena artistica si esprime con dei termini di accompagnamento come “eroismo, pagliaccismo + patriottismo”, ti va di spiegare il significato che si nasconde dietro queste formule ermetiche? Sempre se ne esiste uno. Zekkini: Faccio fatica a capire come si possano trovare enigmatici questi termini; è piuttosto il loro accostamento che può sembrarlo. Il conformismo di cui sopra si alimenta di false antinomie – uno degli scopi che mi prefiggo è proprio quello di giungere a pensare simultaneamente ciò che finora è stato pensato contraddittoriamente. Quindi per me non c’è aporia tra eroismo e pagliaccismo, misticismo, erotismo, omosessualità ed eterosessualità, culto della disciplina ed epicureismo ecc. “Le sacre tavole del paroliberismo sonico” è un concetto interessante… anzi sembra proprio che dietro si nasconda l’essenza stessa dei PCC, ma tutto questo “paroliberismo” non credi che possa contrastare con l’assodato Gerarchia Ordine Disciplina? Zekkini: No. Non credo. Come ho già sommariamente spiegato più sopra, anche in questo caso non c’è contraddizione tra ricerca della sensazione pura e i sacri principi di Gerarchia Ordine Disciplina, i quali sono completamente ignorati dalla nostra modesta contemporaneità. Manzotin Mantra è una monotonia (non in senso negativo) che viene evoluta e riletta in continuazione da alcuni illustri esponenti dell’underground nostrano, quali sono stati i criteri di scelta e selezione che te li ha fatti scegliere? Othi: L’idea di far remixare il brano Manzotin Mantra parte con l’invio del brano originale per una compilation online. Il brano arrivò dopo la scadenza e non venne incluso nella stessa, ma i promotori della compilation (neo-folk.it), rilanciarono facendo remixare il brano ad alcuni gruppi. Non fummo particolarmente soddisfatti dei risultati e la cosa pian piano sembrò cadere nel vuoto. Così, mi misi in contatto con alcuni gruppi con cui avevo già avuto il piacere di collaborare. Li selezionai in base al loro stile musicale, che doveva essere il più vario possibile, per evitare che la sequenza di remix fosse troppo indigesta per l’ascoltatore. Così avvenne per le versioni più pop e con influenze italo disco di TourdeForce e Sandro Codazzi, quello più ritmate e industriali di Malato e Sandblasting o quelle più Ambient di Obsil e Der Feuerkreiner. Spiritual Front invece ne sono usciti con un remix assolutamente insolito per i loro canoni. E’ stato piacevole vedere i diversi tipi di approccio a questo brano che inizialmente era esclusivamente vocale. L’elettronica ( quella “d’autore”) è la base sonora da cui prendono vita le tue canzoni, ma come nasce un brano dei PCC, generalmente da cosa prendi spunto? Zekkini: Principalmente dai testi; l’elettronica, le chitarre e quant’altro cercano di creare un’atmosfera consona alla barbarie verbale di Zekkini. Alcuni dei testi sono poesie musicate, altri sono testi concepiti espressamente per la declamazione in pubblico. Tornando un momento nel passato sarei curioso di sapere come è stato accolto il precedente disco Gerarchia Ordine Disciplina, effettivamente vive di una fortissima personalità, non credo sia passato inosservato, o sbaglio? Othi: Dal punto di vista della critica musicale, il responso è stato ottimo. Anche le vendite del disco sono state buone (abbiamo esaurito la prima stampa e ci apprestiamo a ristamparlo). In alcune città in cui abbiamo suonato, abbiamo notato una buona affluenza e un pubblico che si divide tra quelli entusiasti e quelli che sorseggiano cocktail, chiacchierando, aspettando il dj set di turno. Alcuni più infastiditi, rumoreggiano con brontolii bovini. Perciò si crea abbastanza spesso un clima vagamente teso, che trovo interessante. Non ho avuto ancora l’occasione di poter assistere dal vivo ad un tuo concerto, però mi incuriosisce la tua possibile chiave di lettura sulle assi di un palco. E’ un atto di propaganda oppure un devastante fiume in piena di musica e intrattenimento? Zekkini: Intrattenimento direi di no, perché sono da sempre contrario all’esistenza stessa della società dello spettacolo. Io ho sempre alternato varie forme di espressione artistica dal vivo, quali reading, performance, teatro e concerto. Ultimamente però cerco di concentrare il tutto in una sorta di concerto teatralizzato, che di solito prevede una serie di conferenze-lampo a metà dell’esibizione; spesso accompagno i nostri brani con momenti di ballet mécanique, poesia ginnica e sessioni di immobilismo dinamico. La tua militanza ideologica/culturale, se proprio la vogliamo chiamare militanza, è abbastanza chiara ad un occhio attento, però vorrei sapere come si rapporta ad una situazione quotidiana che è già di per sé abbastanza ricoperta di merda, è una reazione a quello che ti/ci circonda? Oppure una netta e individualistica – autonoma – presa di posizione, indipendente dal contesto esterno? Zekkini: Essere indipendenti dal contesto esterno, è quasi impossibile, soprattutto per un artista. Io non mi considero un individualista, bensì una singolarità divergente. Non faccio più politica attiva da dieci anni, comunque non mi sono mai considerato un militante, piuttosto una singolarità divergente che voleva estendere il proprio dominio prima all’interno di un partito (che di solito è un’entità farisaica che impedisce lo sviluppo delle personalità) e in seguito al di fuori dell’angusto mondo autoreferenziale della politica odierna. Il movimento postcontemporaneo vuole essere un punto di riferimento non per i cosiddetti “diversi” – già ampiamente sindacalizzati – ma piuttosto per tutti coloro che si sentono unici, eccentrici, esteti, dandy decaduti, militaristi snob. Che ne pensi della rassegna culturale in tributo al futurismo che si è svolta qualche tempo fa qui a Roma? La solita spirale commerciale all’Italiana, oppure un qualcosa da reale interesse culturale? Zekkini: Celebrazioni del centenario del manifesto del futurismo ce ne sono state in tante città italiane; ad alcune di queste abbiamo partecipato e sull’argomento sono intervenuto con vari articoli e in passato anche con un libro. In linea di massima, mi pare si sia trattato di una celebrazione acritica, la quale non ha voluto fare distinzioni tra i portati positivi e quelli negativi dell’utopia futurista. Tornando a parlare dei PCC vorrei sapere come siete arrivati a firmare per Musica Di Un Certo Livello? Ci sarà la possibilità di vedere ristampati i primi dischi dei PCC? Othi: PCC si imbattono in Musica di un Certo Livello nel 2002 a Bologna e dà subito alle stampe The Ultimatum Collection. Non credo che i primi ep verranno ristampati nella loro forma originaria, anche perché i brani contenuti sono parzialmente contenuti e riarrangiati in GOD e i rimanenti verranno inclusi nel prossimo disco, Patriottismo psichedelico. Ma perché Post Contemporary Corporation? Meglio una democrazia sfasciata o un regime che funziona? Così, “domandoliberalismo”. Zekkini: il nome del gruppo deriva dall’ambizione di voler dare una dimensione aziendale, ma anche corporativa ad un progetto artistico. Credo che la democrazia di massa sia una contraddizione in termini; la democrazia autentica ha funzionato solo ai tempi della polis ateniese, dove la partecipazione attiva alla vita pubblica includeva non solo la politica, ma anche il teatro. Tale partecipazione era possibile solo in quanto il numero dei cittadini era assai limitato e soprattutto essi erano accuditi dagli schiavi per le loro incombenze quotidiane. E’ sempre comunque opportuno impegnarsi per una partecipazione il più possibile allargata della gestione del potere e, cosa oggi assai ardua, fare riferimento a un’autorità che abbia un fondamento sacrale. Bene, siamo alla fine, ci sarà l’occasione di una Roma Peggiore? O meglio, tanto per intenderci, di un vostro concerto da queste parti? Othi: Abbiamo suonato un paio di anni fa a Roma, tra l’altro uno dei concerti più divertenti. Speriamo di poter suonare per quest’autunno, ma al momento non sono in programma date. Chiudi come vuoi! Se il destino è contro di noi, peggio per lui!

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Recensione tratta da Fuori dal Mucchio (http://www.ilmucchio.it/) POST CONTEMPORARY CORPORATION Manzotin Mantra Musica di un Certo Livello L’importante è crederci o l’importante è riderci? Possono essere vere entrambe le cose, strano ma vero, quando c’è di mezzo la Post Contemporary Corporation. Soprattutto quando il ruolo principale se lo gioca il frontman Zekkini, con le sue declamazioni surreal-sarcastiche mezze in italiano mezze boh, fascismo filtrato da dadaismo filtrato dal buon senso dannunzian-qualunquista filtrato dall’incedere etilico da bar bolognese prima che scenda in campo il Bologna FC. “Manzotin Mantra” più che il lavoro nuovo dei PCC (collettivo in cui figura anche, lo ricordiamo, il Parisini di disciplinathiana memoria) è un playground per permettere ad amici e soci di gozzoviglia electro-industrial di farsi vedere. Otto brani: sette sono remix dello stessa traccia, “Manzotin Mantra” appunto, l’ottavo è un delirio dello Zekkini con sottofondo-fantoccio di folle plaudenti alla Piazza Venezia. Non è però un CD fuffa: i remix sono vari e sono di discreta qualità. Interessante il lavoro musicalmente complesso e spiazzante operati dagli Spiritual Front (un vero e proprio collage sonoro non-solo-industrial), valida l’eleganza dei Der Feuerkreiner, graziosa la leggerezza dei TourDeForce – questi i momenti migliori. Gli altri mancano un po’ d’impatto, nei rispettivi stilemi adottati (dall’electro alla techno estrema), ma sono comunque tutti sopra la sufficienza. Parere positivo, insomma, anche se l’avvertimento è inevitabile: solo per estimatori. Coloro che di base non lo sono, potrebbero mandare Zekkini a scopare il mare dopo mezzo minuto d’ascolto. Contatti: www.myspace.com/pccorp Damir Ivic

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domenica, settembre 13
Spectre

Recensioe tratta da : www.versacrum.com Spectre: Dieci pezzi facili (CD - Old Europa Cafe, 2009). L'imbarazzante apertura di “Paradigma” non mette certo nella predisposizione d'animo giusta per ascoltare questi dieci pezzi facili dell'ex Ain Soph Marcello Fraioli. E “Vita Nova” prosegue più o meno sulla stessa scia, giochini (volutamente?) naif, bozzetti semplici e inconsistenti, sulle quali si innesta una voce non particolarmente piacevole all'ascolto, per non dire stonata e poco incisiva. Completano il quadro una cover di Battiato, una di Guccini, una di John Barry, una buona resa di “Datemi pace” degli Ain Soph e una “Trance Roma E.S.T.”, che a conti fatti sono tredici minuti di masturbazioni mentali che si reggono in piedi a malapena. Sono ancora qui a chiedermi da dove è uscito fuori questo album, perché qua di facile c'è solo il modo in cui certa gente al giorno d'oggi pubblica dischi. Web: http://www.myspace.com/spectrae. (Softblackstar)

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spectre

Recensione tratta da : www.musicclub.it SPECTRE 10 Pezzi Facili - 2009 ( di ) Ecco un altro musicista italiano che da solo suona tutto, Marcello Fraioli, è sulla scena fin dai primi anni ottanta, sia come solista sia come componente di altre band, dieci brani questi sotto il nome di Spectre, alcuni originali, molti presi in prestito da altri, da Guccini fino a Pascoli e Petrarca (le parole), ironicamente il tappeto sonoro lo-fì fra sinth e chitarra in certi pezzi ricorda quelle one-man band di pagan black metal di serie C, o del folk apocalittico con un distinto signore che ci recita sopra sembrando qualcosa fra il Franco Battiato o l’Angelo Branduardi, tra atmosfere medioevali, classiche, sperimentali, elettroniche, se da un lato il disco non sembra arrivare al punto offre certamente una discreta varietà di panorami sonori che prima poi catturano l’attenzione dell’ascoltatore, e devo ammettere che pensavo peggio, a tratti mi ricorda persino i Laibach, mentre “trance roma e.s.p.” ha il sapore dei Kraftwerk, avrei preferito che fosse stato un disco datato 1983, merita comunque un ascolto e poi de gustibus.

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martedì, settembre 01
Spectre 10 pezzi facili

Recensione tratta da http://www.eutk.net/ Spectre è il progetto solista del cantante degli Ain Soph, storica formazione sperimentale Italiana, ovviamente più conosciuta e stimata all'estero che in patria. Ma non sono qui per parlare delle oscure cattedrali sonore che riuscivano a creare gli Ain Soph, stavolta l'oggetto di discussione è il secondo disco solista di Spectre, o meglio questo 10 Pezzi Facili, un titolo che sembra quasi una presa in giro una volta partito il disco. Di facile qui dentro c'è poco e niente, forse soltanto una produzione scarna ed eterea, a dispetto di un genere che non conosce etichette, che sfugge continuamente. Rispetto al primo album sono stati accentuati quegli accenti più psichedelici e sperimentali, si è usciti in sostanza dalla vena cantautoriale per imboccare la strada della sperimentazione, perfettamente tangibile in brani come Paradigma, Vita Nova, e soprattutto nella lunghissima Trance Roma E.S.P. (già il titolo la dice lunga). Bisogna ammettere che il primo impatto non è dei più confortanti perchè si rimane spiazzati, quasi perplessi dinanzi ad un certo vuoto sonoro, ad un minimalismo che inizialmente può sembrare una semplice mancanza di idee e contenuti e invece si rivela una scelta ben voluta. Conoscendo poi il background artistico di Spectre non c'è da rimanere stupiti. Molte delle liriche che vanno a riempire le sperimentazioni sonore fra Ambient e Folk sono ad opera di poeti e scrittori fondamentali, anche se fra un Dante Alighieri (Vita Nova) e un Goethe (Mentra Andavo) si fanno avanti profani come Franco Battiato (Magick Shop) e Guccini con la cover di L'Avvelenata, una pezzo che sa tanto di dichiarazione di intenti. Spectre si muove nella Grey Area, in una commistione di Folk, Ambient e Psichedelia dove non è facile prendere una direzione, e dove soprattutto non si rimane appagati al primo ascolto. 10 Pezzi Facili è un titolo che va preso più come una sorta di sfida che come una semplice sigla. La Old Europa Cafè, etichetta culto nel settore, continua il suo percorso di esplorazione nei meandri del "diverso", e Spectre con il suo fascino originale potrebbe fare al caso vostro. Genere: Folk / Ambient Anno di uscita: 2009 Durata: 56 min. Tracklist: PARADIGMA VITA NOVA BREUS MAGICK SHOP ANDAVO DATEMI PACE THE PERSUADERS TRANCE ROMA E.S.P. BREUS (ORCHESTRALE) L'AVVELENATA Line up: Marcello Fraioli: all instruments Voto 7 Recensione a cura di Andrea 'BurdeN' Benedetti

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Recensione tratta da : http://www.ritual-magazine.com/ SPECTRE '10 PEZZI FACILI' (Old Europa Cafe/Audioglobe) 10 (e lode) pezzi d’autore A Marcello Fraioli piace scherzare? È la domanda che nascerà spontanea dopo aver ascoltato le dieci tracce del suo secondo album solista. Oppure, molto più semplicemente, a Marcello Fraioli piace andare incontro all’ascoltatore, prenderlo per mano fin dalla magia di ‘Paradigma’ e condurlo in un percorso intriso di orchestrazioni minimali, partiture folk, poesie cantate. Tutto con la delicatezza e il garbo di un suggeritore da palcoscenico, uno che conosce a memoria i tempi del copione, ma che lascia che la commedia si sviluppi da sola. L’esperienza alle spalle della voce e chitarra di Ain Soph è tanta e si sente, ma non pensate di trovarvi di fronte ad un esercizio di stile o ad un elegiaco vagheggiamento di un cantautore folk. Tra melodie di piano e sferzate elettriche, cresce ad ogni traccia la consapevolezza di un lavoro vario, maturo e ben arrangiato. E per chi ama le sorprese, tre cover da scoprire, oltre ai già decantati Ain Soph. (Giovanni Rossi)

Postato da: CircoloDellaVela a 22:44 | link | commenti |

10 pezzi facili

Recensione tratta da: http://www.musik.terrorverlag.de/ SPECTRE - 10 Pezzi Facili Artist: SPECTRE Title: 10 Pezzi Facili Homepage: SPECTRE Label: OLD EUROPA CAFÉ Mit „10 Pezzi Facili“ holt AIN SOPH Sänger und Gitarrist Marcello Fraioli aka SPECTRE zu seinem inzwischen zweiten Solostreich aus. Wie schon auf „Mantra Voluntatis“ hat er hier neben seinen Eigenkompositionen auch einige spezielle Coverversionen und Fremdtextadaptionen in das aus übersetzt „10 einfachen Stücken“ bestehende, mitunter recht eigenwillige Gesamtwerk einbezogen. Dabei praktiziert er diesmal eher minimalistisch, in Ansätzen orchestral sowie latent experimentell und vor allem facettenreich. So ist das mit Dante Alighieri Lyrics versehene „Vita Nova“ nach dem Intro aufgrund des ausgeprägten Akkordeonspiels und ungeachtet des ergänzenden elektronischen Gitarrenschleiers im Hintergrund (der auch später in mehreren Songs dezent zum Einsatz kommt) mit gutem Willen noch am Rande des Folksektors einzuordnen, wogegen „Breus“ durch sein tragendes Piano und dem etwas eigenen gesprochenen Gesang des Meisters zu einer schönen, lupenreinen Dark Pop Nummer mutiert (von der es an späterer Stelle auch noch eine Instrumentalversion zu hören gibt). ”Magick Shop”, ein Cover des italienischen Musikpioniers Franco Battiato, fällt durch ein wenig forschere Gitarren danach zumindest soft-rockend aus und auch bei „Datemi Pace“ findet die Zweitverwertung eines Original statt. Allerdings wildert SPECTRE – ähnlich wie mit „Amanti tristi“ auf dem Vorgänger – bei diesem AIN SOPH Uraltklassiker im eigenen Revier. Psychedelisch verklärt, mit dann doch einmal richtig auftrumpfender Folkgitarre, dumpf tönender Perkussion und ordentlich sakralem Hall auf der Stimme erlebt man hier auf jeden Fall ein weiteres Highlight des Albums. Sicher alles andere als gewöhnlich ist auch die darauf folgende Abhandlung der Titelmelodie der Krimiserie „The Persuaders“ (in Deutschland: „Die Zwei“), ebenso die rhythmische Minimal Electro Klangcollage „Trance Roma E.S.P.” mit Vocals von Corrado Mancini (CIRCUS JOY). Das Finale ist dann aber dem bekannten ´76er „L’Avvelenata” vom italienischen Liedermacher Francesco Guccini, abermals im wohligen Dark Pop Format, vorbehalten. In gewissem Maße bietet SPECTRE auf „10 Pezzi Facili“ letztlich italienisches Musikcabaret. Dadurch, dass er sich abseits der gängigen Sounds bewegt, ist hier ein interessantes Stück Musik entstanden, zu dem das Warhol Zitat auf der Homepage des Künstlers eigentlich vortrefflich passt: "An Artist Is Someone Who Produces Things That People Don't Need To Have But That He - For Some Reason - Thinks It Would Be A Good Idea To Give Them" – wenngleich mit dem Zusatz, dass man derartige Vorhaben und Projekte natürlich unterstützen sollte. gerrit [pk] (30.08.2009)

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venerdì, agosto 21
10 pezzi facili

Recensione tratta da www.filthforge.altervista.org SPECTRE "10 Pezzi Facili" Old Europa Cafe - 2009 CD Spectre (aka Marcello Fraioli, guitar player and vocalist of Ain Soph) is back with a new solo work after his appreciated debut "Mantra Voluntatis. "10 Pezzi Facili" (10 Easy Tunes) stays back to its title, presenting a collection of songs that flow dynamically one into the next; originals and covers are put aside without any other apparent concept than reflecting the author's tastes and interests. Marcello appears in blurred black and white pictures on the digipack, like a solitary stranger walking in the night of Rome, carrying a distinctive feeling of melancholy and loneliness quite different from the "rock 'n' roll" image portrayed on the cover of the previous CD. The music itself is quite different this time: the night atmosphere still very much alive, but this time it's not anymore the night of adventures, lovers, ambiguous characters and mystery, for these new ten tunes reflect a rather intimate consciousness of the artist. The listener can find traces of prog rock, folk and new wave rock among these 10 songs, and it's also very interesting to listen to Spectre doing his own versions of Franco Battiato's "Magick Shop" or Francesco Guccini's "L'Avvelenata", as well as John Barry's "The Persuaders". Very beautiful is the rework of Ain Soph's classic anthem "Datemi Pace", this time using a church organ to conjure a solemn and almost religious atmosphere perfectly matching to Petrarca's immortal words. Italy's most prominent poet of all times, Dante, is here evoked as well, through the stanzas of "Vita Nova", his main work previous to the "Divina Commedia". Only two guests do appear on the new CD: Klarita Pandolfi's voice on "Breus" (using another Italian poet's rhymes, Giovanni Pascoli) and Circus Joy's Corrado Mancini, in the most experimental and disquieting track, "Trance Roma E.S.P.", a long electronic mantra slightly reminding of the very early Ain Soph. To sum up, "10 Pezzi Facili" is a nice collection of music that will keep you company during the rest of your summer and, later on, solitary winter evenings. - Simon V. Myspace: http://www.myspace.com/spectrae Related articles: SPECTRE - Mantra Voluntatis - Hau Ruck! SPQR CD

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sabato, luglio 25

Recensione tratta da http://www.eutk.net/ Post Contemporary Corporation PCC - Manzotin Mantra Era calato il gelo dopo Gerarchia Ordine Disciplina, più che un album, un vero e proprio pilastro di granito che ti piombava addosso con tutta la sua delizia cinica, il suo gusto per la confusione controllata, per quel futurismo da ritorno che animava l'Elettronica d'autore - se così la vogliamo chiamare - che contraddistingue il profeta Zekkini, e ovviamente la sua creatura PCC - Post Contemporary Corporation. Quasi un'apparente presa per i fondelli, fino a quando si mostra in tutta la sua perfida lucidità. Stavolta è il turno di Manzotin Mantra, e non sarà una passeggiata, al di là dei gusti musicali e delle strade intraprese in senso artistico/concettuali, ossia una monotona e ossessiva ripetizione dello stesso concetto, però sotto la supervisione di svariati artisti che si aggirano nei più loschi e infami meandri underground. Fra cui un certo Malato, progetto in cui si nasconde l'affilata mente di Claudedi, al tempo che fu nei seminali Ain Soph. E' forse meglio non indagare sui motivi che hanno spinto Zekkini in questa nuova colata di amianto e disperazione, però è indubbio come grazie a Spiritual Front, Malato e TourdeForce il disco prende una piega molto affascinante, dove la non-musica e il non-concetto si vanno invece a rivestire di quel razionalismo e quella ricerca tanto cara a certi ambienti culturali. In questo caso l'Elettronica è soltanto un veicolo, che assomiglia ad un carro funebre oserei dire, però al tempo stesso sprigiona un certo vitalismo che non annoia, e quando in un disco tutto ruota al Manzotin Mantra il rischio potrebbe essere alto. Ogni citazione o riferimento è puramente casuale. Da Gerarchia Ordine Disciplina ne è passato di tempo, ma questo non scalfisce minimamente i risultati raggiunti con questo nuovo affronto, che sicuramente si pone su... un certo livello.

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venerdì, luglio 10
Ballo delle Castagne

Recensione tratta da Rumore #210/211 Luglio Agosto 2009-07-10 Ballo delle Castagne Ballo delle Castagne HauRuck!SPQR – Cd Forma e partenership sperimentale quella de il Ballo delle Castagne, che raggruppa sotto una sola sigla membri cari alla scuderia SPQR; Calle della Morte, The Green Mane Recondita Stirpe. Non siamo però davanti a ulteriori definizioni del tema Neo Folk, quanto piuttosto al cospetto di un viaggio che apre evoluzioni inattese del linguaggio progressiv. Anche gli accenti Post Punk di Specchi e Perline Colorate, in realtà, si rivelano qali parentesi disimpegnate a ridosso di un quadro che tenta una sintesi tra la radice progressiva italica della PFM, il dosaggio simbolista dei Doors, ed un efficace incursione Etno Mediorientale in Sole e Acciaio e il Pianto di Cristo su Gerusalemme. Serve una maggiore attenzione vocale. Voto 6 (STEFANO MORELLI)

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Alien Symbiosis

Recensione tratta da Blow Up #134/135 Luglio-Agosto 2009 DBPIT / Xeena Alien Symbiosis Desert factory – CD Sarà per il riferimento “alieno” ma questa prova a firma DBPIT / Xeena mi ha ricordato gli Ubzub che tornano per darsi ad un elettroacustica di confine, misterica e fondamentalmente buia, eppure sottilmente giocosa quando non allegramente colorata. Vocette reali ma filtrate da altre galassie, laptop impazziti, svisate noise, cavalcate alla SPK in salsa space (l’ottima Multiple Chemical Sensitività): c’è di che straniasi e divertirsi. Voto 6/7 (VALERIO MATTIOLI)

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martedì, giugno 02

Recensione tratta da: http://www.novamuzique.net POST CONTEMPORARY CORP. Manzotin Mantra (2008, Musica Di Un Certo Livello) “Se il destino è contro di noi, peggio per lui!” (PCC) Manzotin Mantra è un monolite di elettronica pura. L’oggetto è, appunto, il Manzotin Mantra e “Le sacre tavole del paroliberismo sonico” (dettate al poeta Zekkini dal Dio Ganesha in persona!) e musicate da vari esponenti di una realtà italiana “di un certo livello” (dall’elettronica dei bergamaschi TourdeForce agli storici gotico romani Spiritual Front). Il comune denominatore è “un’operazione metalinguistica di impronta visionaria” messa in opera da Valerio Zecchini (in arte Zekkini, appunto), artista, poeta e fondatore della Corporazione dei post-contemporanei, affiancato come dicevo da altri nomi significativi di certo underground italiano collaudato (Dario Parisini, ex-Disciplinatha e Massimo Volume per citarne uno)! Ma questo disco è soprattutto un tributo agli autori del singolare “Gerarchia Ordine Disciplina” del 2006 e al meta-testo del moderno poeta. L’impronta militaresca delle declamazioni proto-dittatoriali composte in stato di trance “dopo aver partecipato ad una cerimonia induista in un tempo balinese situato in una grotta popolata da pitoni”, esprimono un curioso ed inspiegabile ma sopratutto incomprensibile fascino... Manzotin Mantra, che è una delle quattro tavole scritte dal poeta, compare in quest’opera. Il successivo “Patriottismo Psichedelico” ne conterrà, poi, la versione originale. Anomalia bizzarra dunque, in cui il confine tra ironia e inquietudine è inesistente! Zekkini risuonato in varie elettro-rappresentazioni acquisisce la forma di culto! L’operazione iconografica realizzata dai vari artisti coinvolti spazia dalla trance ravearola, a operazioni più commerciali di stimolante dance gotica di altri tempi. La militanza culturale di un personaggio come Zekkini merita attenzione e rispetto. A tutela di un’arte politica diversa, che fa di se stessa l’unica possibile politica. La creatività è il virtuosismo cerebrale dell’individuo Zekkini è la sua arma. E non mi si venga a raccontare che è un fascista proto-futurista! Zekkini spicca perché fuori dalle righe. Il suo essere sovversivo suona più di anarchismo puro che sostegno del nazional-socialismo… La strepitosa ispirazione dadaista che forgia un’operazione come questa, poi, non ha pari! Votate Zekkini se credete in un mondo peggiore! “Privatizzare il linguaggio per parlare un’altra lingua, la propria, rendendone impossibile la strumentalizzazione o il fraintendimento” (Zekkini) TrackList Manzotin Mantra (TourdeForce Remix) Manzotin Mantra (Sandblsting Remix) Manzotin Mantra (Obsil Remix) Manzotin Mantra (Der Freuerkreiner Remix) Manzotin Mantra (Sandro Codazzi Remix) Manzotin Mantra (Malato Remix) Manzotin Mantra (Spiritual Front Remix) Boatos (estratto dall'adunata postcontemporanea tenuta il 15.7.2007) pccorp.altervista.org www.myspace.com/musicadiuncertolivello www.myspace.com/tourdeforce1 www.soundterrorist.net www.myspace.com/obsil www.myspace.com/derfeuerkreiner www.myspace.com/sandrocodazzi www.myspace.com/malato0 www.myspace.com/spiritualfront

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mercoledì, maggio 20

Recensione tratta dalla Fanzine Herz und Geist #8

Kannonau - “Initium”

CD – Misty Circles

Gli Italiani Kannonau giungono finalmente all’esordio su lunga durata, dopo l’uscita dell’eccellente mini omonimo del 2006, di cui potete trovare alcuni brani anche in questo lavoro.
I pezzi ci rimandono all’universo neo folk rivisto con personalità e desiderio di variazione: i brani sono strutturati su giri di chitarra acustica, percussioni marziali, voce imponente e minimi arrangiamenti elettronici, arricchiti da qualche caldo arpeggio che dà un tocco di mediterranea oscurità.
La formula risulta ammaliante sebbene abusata, e in alcuni casi, tipo al bella ballata conclusiva “Dragons of Death”, fornisce emozioni che ci ricollegano ai classici Nick Cave o Johnny Cash.
Più diversificate appaiono tracce come “La fine di un uomo” e “ La Tragedia di amore e di morte”, entrambe incentrate su tastiere trionfanti e relazionate in certa misura alla scena neoclassica underground italiana.
I testi, intimisti e classicheggianti, attraggono l’attenzione, ma non hanno ancora il nerbo dei più blasonati nomi italici (IANVA, Camerata Mediolanense su tutti).
In definitiva “Initium” è un lavoro ben riuscito, che trova nelle melodie la sua punta di diamante; unico limite un aderenza a volte troppo marcata al filone neofolk: un genere da cui i Kannonau riescono a distaccarsi (e a volte arricchire) solo in parte, rimanendovi per contro ancorati soprattutto in fase esecutiva.
I risultati sono apprezzabili, ma di sicuro il progetto di Daniele Giustra ha tutte le qualità per dare anche prove migliori di questa.
Da seguire con attenzione.

(Michele Viali)


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Recensione tratta dalla Fanzine Herz und Geist #.8

Ain Soph – Oktober (Ristampa)

Cd + mCd rom

Old Europa Cafe

La OEC ristampa l’ultimo lavoro degli Ain Soph, quello che sancì nel 2003 la fine della gloriosa carriera della band romana.

Rispetto alla prima stampa di cui viene riproposto in toto il contenuto con una sola modifica del colore dell’artwork, l’etichetta di Pordenone aggiunge un cd di formato 3” contenete un video del brano “Tutti a casa”, eseguito in una versione più rock e stampato in origine nell’album Aurora del 1992, oltre all’inedita e affascinante “Gulac Mon Amour” , ballata folk rock che si collega alla perfezione sia al contesto sia ai suoni dell’album, andando a toccare un'altra tematica scomoda relativa al dogma rosso.

“Oktober” fu un lavoro discusso, controcorrente e scomodo, il classico disco che non passa inosservato nel bene e nel male, sia per la musica che per il tema trattato.
Il gruppo capitolino ha voluto salutare criticamente il crollo del comunismo, ovvero “le forze più virulenti dell’anti-tradizione”, così definite con chiaro riferimento alla dottrina di Evola, mettendone in evidenza tutti i lati più oscuri e fallimentari, tramite testi che non lasciano nulla alla fantasia e che mirano dritto al sodo.
La requisitoria anti-sovietica prende vita attraverso sonorità puramente rock (con alcuni riferimenti al sound di 30 anni fa), anticipando di qualche anno quella svolta stilistica che ha coinvolto vari autori del panorama industrial, su tutti l’amico Albin Julius/Der BluthArsch.
Ma gli Ain Soph sono riusciti a dar vita a pezzi diversi che, pur partendo da una base stilistica ben definita, spaziano dalla ballata folk rock di “Morte e Disonore” ai mood ambientali e gelidi di “Cavalieri del Tempo”, dai monumentali suoni anni ’70 di “Le Nevi Eterne”, ai sentori blues ripetuti in loop di “Falce, Svastica e Martello”, il tutto arricchito dalla voce di Spectrae che mantiene un fascino da chansonnier maledetto.
Ne risulta un album ricco di malinconia, di tensione e di rabbia.
Un album che al tempo divise il pubblico, e non poteva essere altrimenti, dato che gli Ain Soph hanno sempre osato andare oltre, senza mai specchiarsi in ciò che avevano fatto in precedenza: questo li ha resi una band immortale è “Oktober”, l’ultima perla di cui ci hanno deliziato.
Un disco da avere.

Michele Viali.

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Recensione tratta da Blow Up #132 - Maggio 2009

Ballo delle Castagne - Ballo delle Castagne

Cd – HR!SPQR

The Green Man – From Irem To Summerisle

Cd –HR!SPQR

Esordisce per la divisione capitolina della Hau Ruck! Di Albin Julius Ballo delle Casagne, come il Sabba che sarebbe stato inscenato dai Borgia, all’inizio del ‘500.

I componenti del gruppo non sono novizi però, in quanto vengono da Calle della Morte, Green Man e Recondita Stirpe, esperienze non sempre prossime a questo eponimo esordio che parte krauto con Anthem no.1, si bagna su sponde di dark psychedelia in Il Tormento di Demetra, s’ingrossa a tratti hard rock in Sole e Acciaio e lievita prog in il Pianto di Cristo su Gerusalemme. (6/7)
A proposito di green Man sul BU#111 si scrisse del loro secondo album, “The Teacher and the Man of Lie”, viene ristampato ora il debutto della formazione milanese, “From Irem to Summerisle”, rinforzato da due pezzi in più, tra cui Liber Al con testo da Crowley.
Piuttosto netta la divisione in una prima parte di più esoteriche fragranze (Baptism by Sea) ed efficaci riferimenti che pervengono da Medio Oriente e Mediterraneo (Death is Bifore Me, Amanita Muscaria) ed una seconda introdotta dagli intarsi medioevalidi Irem, orientata maggiormente sul folk noir, con ballate di buona fattura che dichiarano discendenze Death in June in Adam and Eve ed Europa, come d’altronde il grezzo post punk di Death of Reason. (7)

Paolo Bertoni.

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lunedì, marzo 02

Recensione tratta da:http://filthforge.altervista.org/ POST CONTEMPORARY CORPORATION "Manzotin Mantra" MCL / Misty Circles - 2008 12" - 400 copies Finally new signs of life from the bizarre realms of Post Contemporary Corporation. This time, the joint forces of Musica Di Un Certo Livello and Misty Circles deliver a beautiful limited edition 12" in transparent blue vinyl, carved with new striking dictates of Zekkini's massive poetry. "Manzotin Mantra" is a new concept, the new challenge to the modern world: the idea behind this new Post Contemporary opus is "the privatization of language itself", making it in the process totally personal and unique, thus preventing anyone else from distorting or misrepresenting our message. The idea is nothing less but revolutionary, it has to be seen however how they intend to bring such an ambitious project into reality. The vinyl contains eight mantras, practically speaking eight versions of the same track remixed and reworked by eight different artists. Zekkini provides the speech, while the guest musicians, electro-manipulators and noise-makers create the music. The list features some remarkable names: Spiritual Front, Der Feuerkreiner and Malato, as well as Sandblasting, Obsil, and even electro-pop devotees Tourdeforce. The results are of different nature: Der Feuerkreiner and Malato surely achieve the best results, with their gloomy industrial and ritual soundscapes, but Sandblasting's rhythmic noise orgy is not less stimulating and enjoyable, not to talk about Obsil's eerie sonic alchemy or Tourdeforce's dancy interlude. Zekkini's lyrics are as crazy as ever, a real cut-up of both real and invented words in several languages, spoken with hieratic voice like he was in a state of deep mystical trance... the Manzotin Mantra in its purest form. Summing up, this vinyl release is a cool collector's item, and the music is enough different between each track to make the whole listening experience interesting and enjoyable. And the closing track, "Boatos", is a collection of Zekkini's slogans, sounding like a fake public declamation, so demented and brilliant that they have to be listened to be believed (for Italian listeners only, of course). Enough for the moment, while waiting for the second PCC full-length, of course. - Simon V. Website: http://pccorp.altervista.org Myspace: http://www.myspace.com/pccorp

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Manzotin Mantra

Recensione tratta da: http://filthforge.altervista.org POST CONTEMPORARY CORPORATION "Manzotin Mantra" MCL / Misty Circles - 2008 12" - 400 copies Finally new signs of life from the bizarre realms of Post Contemporary Corporation. This time, the joint forces of Musica Di Un Certo Livello and Misty Circles deliver a beautiful limited edition 12" in transparent blue vinyl, carved with new striking dictates of Zekkini's massive poetry. "Manzotin Mantra" is a new concept, the new challenge to the modern world: the idea behind this new Post Contemporary opus is "the privatization of language itself", making it in the process totally personal and unique, thus preventing anyone else from distorting or misrepresenting our message. The idea is nothing less but revolutionary, it has to be seen however how they intend to bring such an ambitious project into reality. The vinyl contains eight mantras, practically speaking eight versions of the same track remixed and reworked by eight different artists. Zekkini provides the speech, while the guest musicians, electro-manipulators and noise-makers create the music. The list features some remarkable names: Spiritual Front, Der Feuerkreiner and Malato, as well as Sandblasting, Obsil, and even electro-pop devotees Tourdeforce. The results are of different nature: Der Feuerkreiner and Malato surely achieve the best results, with their gloomy industrial and ritual soundscapes, but Sandblasting's rhythmic noise orgy is not less stimulating and enjoyable, not to talk about Obsil's eerie sonic alchemy or Tourdeforce's dancy interlude. Zekkini's lyrics are as crazy as ever, a real cut-up of both real and invented words in several languages, spoken with hieratic voice like he was in a state of deep mystical trance... the Manzotin Mantra in its purest form. Summing up, this vinyl release is a cool collector's item, and the music is enough different between each track to make the whole listening experience interesting and enjoyable. And the closing track, "Boatos", is a collection of Zekkini's slogans, sounding like a fake public declamation, so demented and brilliant that they have to be listened to be believed (for Italian listeners only, of course). Enough for the moment, while waiting for the second PCC full-length, of course. - Simon V. Website: http://pccorp.altervista.org Myspace: http://www.myspace.com/pccorp

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Kannonau

KANNONAU "Initium" Misty Circles / HR!SPQR - 2008 CD - 500 copies Kannonau's debut miniCD on Misty Circles, released few years ago, showed the potentials of an interesting young band, willing to part from the consolidated and weary neofolk stereotypes to explore personal and more inspired territories. Their debut album "Initium" achieves this goal, offering a collection of refined atmospheres and some truly beautiful songs. The trio from southern Italy knows how to play their instruments, which is not so obvious these days when we're dealing with neofolk: both acoustic ballads like "Death To The Weak" or "Addio!", and the more martial, keyboards-driven tunes like the fantastic "La Fine Dell'Uomo" (already featured on the miniCD) or "Revenge" are set on excellent standards. Using percussion, drums, strings, acoustic guitar and great gloomy keyboards, Kannonau manage to conjure a mysterious and spiritual dimension. It would be rather simplistic to file their music under neofolk, as their sound develops into different directions: acoustic, martial and darkwave are the ingredients of a dark and epic music, evoking sceneries of ancient rituals and lonely warriors fighting for their honour and the oath of blood they took. Vocals are convincing too, especially in their mother tongue Italian, which they should probably use more than the over abused English. "Initium" is a very good starting point for this new and extremely promising band. - Simon V. Website: http://www.kannonau.com Myspace: http://www.myspace.com/kannonau

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giovedì, febbraio 12

Recensione tratta da Ritual N°38 Febbraio/Marzo 2009 Ain Soph – Oktober (ristampa) Cd+miniCd Old Europa Cafe Nel bel mezzo di un gelido Ottobre. Ristampa dopo sei anni, per “Oktober” dei capitolini Ain Soph, e la magia è sempre la stessa. Arte cantautorale, sporca viva mai prigioniera di una ricetta musicale, pur nella fedeltà a uno spirito indissolubile, quello della lotta e della memoria. In “Oktober” in particolare era la vena rock-psichedelica (“Le Nevi Eterne” dall’overture PinkFloydiana o lo swing lisergico di “Falce Svastica e Martello”) a dilatare le possibilità dei nostri oltre la tradizionale ossatura dello storico “Aurora”, seminatura rock che di recente ha suggestionato anche i più famosi Der BluthArsch, con risultati a dire il vero più potabili. A impreziosire il tutto, per l’occasione , insieme ai sette episodi originali, un 3” miniCd, con una traccia video e una nuova canzone registrata nel 2008, “Gulag Mon Amour”, ballata acustica ed emozionale, dal titolo peraltro esplicativo, come a dire: schiavi del passato si, ma per non essere schiavi di un destino. (Alessio Guglielmini)

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Recensione tratta da Ritual N°38 Febbraio/Marzo 2009 Kannonau – Initium (Misty Circles / HauRuck!SPQR) Luci ed ombre nel debutto a lunga durata per questo progetto proveniente dal nostro meridione. I Kannonau, progetto nato nel 2004 da una costola dei Well of Sadness, con lo scopo di trasporre in musica interessi magici e culturali, si presentano con un piglio sufficientemente minaccioso e marziale nei brani più rituali, mentre in altri, dove prevalgono le chitarre acustiche di un neo folk senza infamia e senza lode, viene un po’ a mancare quella personalità che in altri frangenti i Kannonau sembrano possedere. Interessante la scelta di affidarsi alternativamente alla lingua italiana e all’idioma inglese, ma affiora anche qualche ingenuità lessicale ed esecutiva di troppo, per esprimere un giudizio globalmente positivo sul disco. La buona ballata di chiusura invece, “Dragon of Death”, è più di un buon viatico per la futura direzione del progetto verso lidi più personali e coerenti. D’altronde, questo per loro, non è altro che un … Initium. (Davide Borghi)

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mercoledì, febbraio 11
Oktober - Aun Soph ristampa

AIN SOPH "Oktober" Recensione tratta da : Darkroom (http://www.darkroom-magazine.it/) (Old Europa Cafe) Time: CD1 (58:50) CD2 (07:03) Rating : 8.5 Era il 2003 quando veniva pubblicato l'album che avrebbe poi sancito la fine della carriera degli Ain Soph. Accolto da clamore e critiche, il tanto atteso "Oktober" spiazzava quegli ascoltatori che si aspettavano un lavoro stilisticamente simile al precedente "Aurora", uscito nel lontano 1992; la band romana (ridotta a soli tre membri) osò invece andare oltre, optando per suoni rock a tratti anche duri, che nascondevano un'anima anni '70 avvolta tra riff psicheledici. Per congedarsi Ain Soph scelgono di celebrare in musica la caduta di ciò che evolianamente hanno definito "le forze più virulente dell'anti-tradizione", ovvero il comunismo nella sua più grande incarnazione: l'Unione Sovietica. Un argomento scomodo che va a fare il paio con il tema della Tradizione affrontato in "Aurora". Dal punto di vista musicale, gli Ain Soph anticiparono con questo lavoro altri autori del settore (su tutti l'amico Albin Julius/Der Blutharsch) che hanno dato in tempi recenti una vistosa sterzata rock al proprio suono. Ma "Oktober" si spinge più avanti facendo toccare modernità e passato, mescolando gli immancabili samples d'epoca alle chitarre elettriche, le ballate psych-folk di "Le Nevi Eterne" e "Morte E Disonore" alle fredde e perfette tastiere ambientali di "Cavalieri Del Tempo", un low-fi da strada (evidente anche nella solare ghost-track) al cantato da chansonnier locale di Spectrae, per finire con quei loop blues ripetuti all'infinito di "Falce, Svastica E Martello", brano quasi pensato in funzione elettronica ma realizzato con strumenti rock. Ad oltre cinque anni dalla sua pubblicazione, quest'album non è stato forse ancora capito nella sua grandezza e nella sua capacità di precorrere i tempi e di rompere i limiti. La Old Europa Cafe ne pubblica in questi giorni una lussuosa ristampa mantenendo tutte le caratteristiche dell'originale, eccezion fatta per un cambio di colore nella copertina. Il valore aggiunto risiede in un miniCD contenente un video dell'intramontabile "Tutti A Casa" (in origine pubblicata in "Aurora"), eseguita in una versione più scabra e aggressiva, oltre alla traccia bonus "Gulag Mon Amour", una struggente e imperdibile ballata folk che ribadisce senza mezzi termini la requisitoria contro il dogma rosso, toccando un fatto assai scottante. "Oktober" non finisce di far discutere, di dividere, di emozionare coi suoi brani pieni di gelida malinconia: è, in altre parole, un disco che permane e migliora col tempo. Rimane senza dubbio un'immortale opera da avere. Michele Viali

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domenica, gennaio 04
Kannonau Recensioni 2008

Kannonau Initium Misty Circles Records / HR!SPQR Distribution Compact Disc - 11 Tracks - Time 45:59 Blow Up #127 Dicembre 2008 Un lontano CDr di cui si era detto sul BU#102 e poi nulla più per Kannonau, che si posizionano ora brandendo le armi del più maturo “Initium” nelle trincee del folk noir europeo. Come è saggia peculiarità che assimila alcuni degli italici manipoli, quel tocco morriconiano che si avverte sornionamente epicheggiante in brani quali The Human Abstract permette provvida affrancatura dai modelli di ceppo anglosassone che evidenti si intravedono in ballate comunque apprezzabili come la già nota Third Level, Dragon of Death o Death to the Weak, mentre più datatte influenze wave si percepiscono nette in Revenge e più marziali cadenze si riscontrano in Initiation. Resta probabilmente lo strumentale Canto di Lode il pezzo maggiormente pregevole, non suscitano medesimo apprezzamento la pedante La Fine dell’Uomo o la declamata Tragedia d’Amore e di Morte, succube a stilemi piuttosto consunti. Voto (7) PAOLO BERTONI Rumore #202 Novembre 2008 La narrazione dei Kannonau ha in serbo una spiccata trattazione dei temi tragici legati alla visione dionisiaca e classica dello spirito mitico, luogo in cui l’angoscia e l’eroismo collegati al senso interiore della guerra divengono strumenti d’analisi del sacro e della sua dispersione odierna (l’esempio di passaggi quali Tragedia d’Amore e di Morte, Addio! e La Fine dell’Uomo, quest’ultima sorta di tributo ai Camerata Mediolanense dell’epoca Campo di Marte). Initium da questa prospettiva riesce nell’impresa di progredire la tipica senzazione neo folk nei ranghi del dark rock surrealista e decadente (ci riferiamo ai risvolti onirici, inconsci, di quel narrare). Si colgano ad esempio Revenge o Initiation, trame che custodiscono il retaggio formale lasciato dai Christian Death di Ashes, e ben si adattano allo sviluppo folk di estrazione Death in June e Der BluthArsch. Canto di Lode, quasi in conclusione, riesce addirittura a porsi oltre, regalando un affascinante affresco acustico memore delle arcaiche lezioni di Dead Can Dance e Ataraxia. Voto (7) STEFANO MORELLI RockeRilla 15 Novembre – 15 Dicembre 2008 Martial-Folk contro la decadenza. “Initium” è il salto in avanti dei Kannonau in coerenza col proprio stile austero ed elegante, caro all’estetica neoclassica della suite epica (a tratti morriconiana) che alterna atmosfere solenni e fasi contemplative al suono dell’acustica e dei keys. Il concept di “Initium” si regge su tematiche connesse al mito delle origini, con particolare riguardo alla cultura italico-mediterranea quale retaggio ancestrale da custodire con fermezza, specie in questi tempi ultimi di anime e popoli allo sbando. Lo spleen lirico che ne scaturisce è sintonia notturna di cifre drammatico/sacrali, di scosse interiori ed incendi percussivi riversati in 11 lied dai forti contrasti, come quadri pesanti di musica e parole, sogni ed incubi, eroi ed antieroi colti al tramonto della storia. Voto (8/10) ALDO CHIMENTI.

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mercoledì, dicembre 31

Les Jumeaux Discordants - Les Jumeaux Discordants E.P. (Misty Circles / HauRuck! SPQR) Another fine example of intellectual mixtures of classicism and ritual, multi-lingual poetry, captivating darkness all around. Les Jumeaux Discordants hail from Northern Italy and belong to that area of experimentalism made of multi-lingual exploration paired with cold-wave and infected with bits of classicism and ritualism. The kind that spells spiritual elevation, or so. The mood is dominated by captivating female vocals ranging from recitation to liberating chants, while the music around it offers a calculated minimalism offering soul-lifting solemnity in sinister surroundings. The duo work well on building legacy atmospheres -they are not quite retro (yet!)- bringing back to the modern days sounds and feelings long lost in the rat-run the life has generally been turned to. A nice hint of horror cinematic themes opens a further door to those into the sinister for the simple sake of it, the linear escapism through the front door. There's a lot of skewing punch packed in the 26 minutes of this EP, a mere recommendation to check this out does not really do justice to the power emanated by this work. Looking forward to live show

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