Il blog del movimento situazionista Circolo della Vela, in guerra perenne per il trionfo del Bello.

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Recensione tratta da Ritual N°38 Febbraio/Marzo 2009 Ain Soph – Oktober (ristampa) Cd+miniCd Old Europa Cafe Nel bel mezzo di un gelido Ottobre. Ristampa dopo sei anni, per “Oktober” dei capitolini Ain Soph, e la magia è sempre la stessa. Arte cantautorale, sporca viva mai prigioniera di una ricetta musicale, pur nella fedeltà a uno spirito indissolubile, quello della lotta e della memoria. In “Oktober” in particolare era la vena rock-psichedelica (“Le Nevi Eterne” dall’overture PinkFloydiana o lo swing lisergico di “Falce Svastica e Martello”) a dilatare le possibilità dei nostri oltre la tradizionale ossatura dello storico “Aurora”, seminatura rock che di recente ha suggestionato anche i più famosi Der BluthArsch, con risultati a dire il vero più potabili. A impreziosire il tutto, per l’occasione , insieme ai sette episodi originali, un 3” miniCd, con una traccia video e una nuova canzone registrata nel 2008, “Gulag Mon Amour”, ballata acustica ed emozionale, dal titolo peraltro esplicativo, come a dire: schiavi del passato si, ma per non essere schiavi di un destino. (Alessio Guglielmini)
Recensione tratta da Ritual N°38 Febbraio/Marzo 2009 Kannonau – Initium (Misty Circles / HauRuck!SPQR) Luci ed ombre nel debutto a lunga durata per questo progetto proveniente dal nostro meridione. I Kannonau, progetto nato nel 2004 da una costola dei Well of Sadness, con lo scopo di trasporre in musica interessi magici e culturali, si presentano con un piglio sufficientemente minaccioso e marziale nei brani più rituali, mentre in altri, dove prevalgono le chitarre acustiche di un neo folk senza infamia e senza lode, viene un po’ a mancare quella personalità che in altri frangenti i Kannonau sembrano possedere. Interessante la scelta di affidarsi alternativamente alla lingua italiana e all’idioma inglese, ma affiora anche qualche ingenuità lessicale ed esecutiva di troppo, per esprimere un giudizio globalmente positivo sul disco. La buona ballata di chiusura invece, “Dragon of Death”, è più di un buon viatico per la futura direzione del progetto verso lidi più personali e coerenti. D’altronde, questo per loro, non è altro che un … Initium. (Davide Borghi)
AIN SOPH "Oktober" Recensione tratta da : Darkroom (http://www.darkroom-magazine.it/) (Old Europa Cafe) Time: CD1 (58:50) CD2 (07:03) Rating : 8.5 Era il 2003 quando veniva pubblicato l'album che avrebbe poi sancito la fine della carriera degli Ain Soph. Accolto da clamore e critiche, il tanto atteso "Oktober" spiazzava quegli ascoltatori che si aspettavano un lavoro stilisticamente simile al precedente "Aurora", uscito nel lontano 1992; la band romana (ridotta a soli tre membri) osò invece andare oltre, optando per suoni rock a tratti anche duri, che nascondevano un'anima anni '70 avvolta tra riff psicheledici. Per congedarsi Ain Soph scelgono di celebrare in musica la caduta di ciò che evolianamente hanno definito "le forze più virulente dell'anti-tradizione", ovvero il comunismo nella sua più grande incarnazione: l'Unione Sovietica. Un argomento scomodo che va a fare il paio con il tema della Tradizione affrontato in "Aurora". Dal punto di vista musicale, gli Ain Soph anticiparono con questo lavoro altri autori del settore (su tutti l'amico Albin Julius/Der Blutharsch) che hanno dato in tempi recenti una vistosa sterzata rock al proprio suono. Ma "Oktober" si spinge più avanti facendo toccare modernità e passato, mescolando gli immancabili samples d'epoca alle chitarre elettriche, le ballate psych-folk di "Le Nevi Eterne" e "Morte E Disonore" alle fredde e perfette tastiere ambientali di "Cavalieri Del Tempo", un low-fi da strada (evidente anche nella solare ghost-track) al cantato da chansonnier locale di Spectrae, per finire con quei loop blues ripetuti all'infinito di "Falce, Svastica E Martello", brano quasi pensato in funzione elettronica ma realizzato con strumenti rock. Ad oltre cinque anni dalla sua pubblicazione, quest'album non è stato forse ancora capito nella sua grandezza e nella sua capacità di precorrere i tempi e di rompere i limiti. La Old Europa Cafe ne pubblica in questi giorni una lussuosa ristampa mantenendo tutte le caratteristiche dell'originale, eccezion fatta per un cambio di colore nella copertina. Il valore aggiunto risiede in un miniCD contenente un video dell'intramontabile "Tutti A Casa" (in origine pubblicata in "Aurora"), eseguita in una versione più scabra e aggressiva, oltre alla traccia bonus "Gulag Mon Amour", una struggente e imperdibile ballata folk che ribadisce senza mezzi termini la requisitoria contro il dogma rosso, toccando un fatto assai scottante. "Oktober" non finisce di far discutere, di dividere, di emozionare coi suoi brani pieni di gelida malinconia: è, in altre parole, un disco che permane e migliora col tempo. Rimane senza dubbio un'immortale opera da avere. Michele Viali
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